trauma collettivo

Sei anni dal “paziente 1”: Codogno ricorda la pandemia e le vittime del Covid-19

Una cerimonia commoventeelebra anche il legame con Vo’. Passerini: "Una società resiliente, capace di unirsi e aiutare il prossimo"

Sei anni dal “paziente 1”: Codogno ricorda la pandemia e le vittime del Covid-19

Sabato 21 febbraio 2026, a Codogno, nel Lodigiano, è stato un giorno di memoria e commozione. Sono passati sei anni da quel tragico 20 febbraio 2020, quando, grazie all’intuito del medico Annalisa Malara, venne identificato il cosiddetto “paziente 1” del Covid-19. Questo segna l’inizio di una pandemia che avrebbe stravolto le vite di milioni di persone in tutto il mondo, e che in Lombardia, soprattutto nella provincia di Cremona, ha avuto effetti devastanti.

La prima ondata ha infatti registrato uno dei tassi di mortalità più alti del Paese, con numeri che, all’epoca, erano fatti di volti familiari: amici, parenti, colleghi. La comunità era sotto shock, e ogni notizia sui contagi e i decessi segnava profondamente l’animo dei cittadini.

Sei anni dal "paziente 1": Codogno ricorda la pandemia e le vittime del Covid-19
Paziente 1, Mattia Maestri

La cerimonia commemorativa: Codogno e Vo’ unite nel ricordo

Il ricordo di quei drammatici giorni è stato onorato con una serie di eventi significativi. La giornata è iniziata al cimitero di Codogno, dove, in un’atmosfera di raccoglimento, è stata deposta una corona d’alloro ai piedi della targa dedicata alle vittime del Covid-19.

Il silenzio che ha accompagnato la cerimonia era carico di emozione, mentre le parole del vescovo Maurizio Malvestiti hanno toccato profondamente i presenti:

“Mente e cuore non possono andare oltre. Codogno e il Lodigiano hanno affrontato il nemico con mano tremante ma anche con forza e perseveranza.”

La commemorazione è proseguita al memoriale di via Collodi, dove il sindaco Francesco Passerini ha preso la parola, ricordando quanto la comunità sia stata resiliente durante quei mesi difficili:

“Quella che è affiorata è stata una società resiliente, capace di unirsi e aiutare il prossimo”, ha detto. Un messaggio che ha fatto eco nelle parole di Mauro Delluniversità, sindaco di Vo’, la città veneta simbolo della battaglia contro il virus nelle fasi iniziali. Delluniversità ha ricordato il famoso motto “andrà tutto bene”, ma ha sottolineato che non si trattava di una promessa ingenua: “Proprio quando distanti, abbiamo imparato una nuova forma di unità”, ha dichiarato, unendo simbolicamente le due comunità colpite duramente dal virus, ma anche segnate dalla forza di reazione collettiva.

Sei anni dal "paziente 1": Codogno ricorda la pandemia e le vittime del Covid-19
Commemorazione a Codogno

L’emozione della comunità e il sostegno alle vittime

Alla cerimonia hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti delle forze dell’ordine, e numerose associazioni, comprese quelle di Vo’, insieme agli Alpini, che hanno partecipato come segno di solidarietà. Un forte senso di comunità è emerso in ogni angolo di Codogno, con le lacrime di chi ha perso tanto, ma anche con la determinazione di non dimenticare mai ciò che è stato.

La giornata di ricordo non è finita qui. In serata, alle 21:00, al quartiere fieristico di Codogno, si è svolto il concerto “Germogli di luce, note di speranza”, curato dall’associazione culturale Musicisti di Vo’. Un momento di riflessione attraverso la musica, in cui la comunità ha potuto ritrovare un po’ di luce in mezzo alla tragedia, segnando simbolicamente il passaggio da un periodo oscuro a uno di speranza.

Sei anni dal "paziente 1": Codogno ricorda la pandemia e le vittime del Covid-19
Commemorazione a Codogno

Il legame tra Codogno e Vo’

Questo anniversario non è solo un’occasione per ricordare le perdite, ma anche per celebrare il legame profondo tra Codogno e Vo’, due comunità che hanno subito l’impatto iniziale della pandemia, ma che insieme hanno affrontato la difficoltà con coraggio.

La memoria di queste giornate resta viva nel cuore dei cittadini, e le cicatrici lasciate dal Covid-19, purtroppo, sono destinate a durare. Tuttavia, il ricordo di quei momenti difficili è anche un monito per il futuro, affinché la forza della solidarietà e della resilienza non venga mai dimenticata.

Oggi, a sei anni di distanza, Codogno e Vo’ non sono solo simboli di un’inizio doloroso, ma anche esempi di come una comunità possa resistere e rialzarsi, nonostante tutto.