FUORI PERICOLO

Parla la biologa accoltellata: “Ho pensato di morire. Ma mi fermerei di nuovo a soccorrere quel cane”

In un'intervista esclusiva al TG1 Anna Oggionni racconta dal suo letto d'ospedale i momenti drammatici dell'aggressione subita

Parla la biologa accoltellata: “Ho pensato di morire. Ma mi fermerei di nuovo a soccorrere quel cane”

In un’intervista parla Maria Oggionni, la biologa di 54 anni accoltellata a Castelgerundo dopo essersi fermata per soccorrere un ragazzo con un cane. Ricoverata a Brescia ma fuori pericolo, la donna ringrazia i soccorritori, mentre i Carabinieri cercano ancora l’aggressore fuggito nei campi.

Parla la biologa accoltellata

“Se smettessimo di avere l’istinto di aiutare gli altri, che mondo sarebbe?”.

Dal letto del reparto di chirurgia degli Spedali Civili di Brescia, Maria Oggionni trova la forza di sorridere e lanciare un messaggio di straordinaria umanità, nonostante le tre ferite da arma da taglio che le segnano l’addome e il braccio. La biologa 54enne, residente a Formigara (CR) e dipendente dell’azienda sanitaria di Lodi, è viva per miracolo dopo essere caduta in una trappola tesa sul ciglio della strada provinciale 27 a Castelgerundo. Un gesto di solidarietà che le è quasi costato la vita.

La trappola

I fatti si sono consumati intorno alle 19:00 di martedì 19 maggio 2026. Maria Oggionni stava percorrendo il tratto di provinciale che collega Castiglione d’Adda e Camairago, diretta verso casa dopo una giornata di lavoro. Nota un ragazzo fermo a bordo carreggiata, chino su un cane. Amante degli animali, la donna non ci pensa due volte: accosta l’auto, abbassa il finestrino e chiede se ci siano problemi. La risposta del giovane: “Il cane”, è l’esca che la spinge a scendere dall’abitacolo per prestare soccorso.

Le coltellate

Da quel momento, la sequenza diventa drammatica. Il ragazzo le si avventa contro stringendo un coltello: “Dammi i soldi”. La 54enne gli consegna immediatamente 50 euro, ma l’aggressore non si accontenta e ne pretende altri. Al rifiuto della donna, scatta la violenza. Il malvivente sferra tre fendenti. Maria tenta disperatamente di proteggersi alzando l’avambraccio, che viene profondamente tagliato, ma i colpi successivi la raggiungono in pieno addome, lasciandola a terra sanguinante.

La catena dei soccorsi

A salvare la biologa è stata la prontezza di alcuni automobilisti di passaggio che, vedendola riversa sull’asfalto, hanno immediatamente lanciato l’allarme. La macchina dei soccorsi del 118 si è attivata in pochi minuti, inviando sul posto un’ambulanza, un’automedica e l’elisoccorso decollato da Brescia. Proprio grazie alla tempestività del trasporto in volo, la donna è stata stabilizzata e ricoverata in terapia intensiva, per poi essere dichiarata fuori pericolo il giorno successivo.

Il luogo dell’aggressione

“Ho pensato di morire”

In un’intervista esclusiva rilasciata al Tg1, Maria Oggionni ha voluto esprimere profonda gratitudine verso i suoi salvatori:

“Tutto il personale del 118 e dell’elisoccorso ha mostrato una professionalità, un’umanità e un’empatia che non dobbiamo mai dimenticare. Se sono qui a raccontare la mia storia oggi è solo grazie al Servizio Sanitario Nazionale”.

La biologa ha poi ricordato i terribili momenti successivi al ferimento:

“Ricordo le macchine che passavano e una signora splendida che si è fermata: mi ha fatto chiamare mio marito perché in quel momento ero disperata e pensavo davvero di morire“.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Tg1 Rai (@tg1_rai_official)

Caccia all’uomo

Nel frattempo, l’aggressore è fuggito a piedi, facendo perdere le proprie tracce nella fitta rete di campagne e cascine isolate che circondano la zona di Castelgerundo. Le ricerche dei Carabinieri, scattate immediatamente prima che facesse buio, si sono presentate particolarmente complesse proprio a causa della geografia del territorio, che offre numerosi nascondigli naturali.

L’arma del delitto

I militari hanno nel frattempo rinvenuto l’arma del delitto, un coltello abbandonato dall’aggressore all’interno di un canale irriguo non lontano dalla piazzola dell’aggressione. La Procura della Repubblica di Lodi ha aperto un fascicolo d’indagine con le pesanti accuse di rapina aggravata con lesioni, per ora a carico di ignoti. Gli inquirenti contano di risentire a breve la vittima, con la speranza che, passato lo shock iniziale, possa fornire dettagli decisivi sull’identikit del giovane e sul cane che portava con sé.