ECONOMIA

Cassa integrazione, allarme a Lodi: nel 2026 le ore autorizzate schizzano del +271%

I dati provinciali e la fotografia regionale del lavoro: esplode la CIG straordinaria, il comparto industriale resta l'osservato speciale

Cassa integrazione, allarme a Lodi: nel 2026 le ore autorizzate schizzano del +271%
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Nel Lodigiano le ore di cassa integrazione aumentano del 271% nei primi nove mesi del 2026, in controtendenza rispetto al calo registrato a livello regionale. La UIL lancia l’allarme sulle crisi aziendali e chiede maggiori tutele per i lavoratori, ammortizzatori sociali efficaci e percorsi di riqualificazione professionale.

Cassa integrazione

La riduzione complessiva della cassa integrazione in Lombardia non trova riscontro in tutti i territori. Nel Lodigiano, infatti, il dato dei primi nove mesi del 2026 evidenzia un aumento del 271%, un’impennata che richiama l’attenzione sulle difficoltà del sistema produttivo locale e sulle possibili ricadute per lavoratori e imprese. A lanciare l’allarme è la UIL, che chiede un monitoraggio costante delle situazioni di crisi e interventi concreti per tutelare l’occupazione in provincia di Lodi.

Il quadro regionale

Tra gennaio e settembre 2026 in Lombardia sono state autorizzate complessivamente 63,6 milioni di ore di cassa integrazione, contro i 72,2 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. La diminuzione è quindi pari all’11,9%, una flessione meno significativa rispetto alla media nazionale, che si attesta al -21,9%.

Dietro il calo complessivo, tuttavia, si nasconde un cambiamento nella natura delle difficoltà attraversate dal comparto produttivo. Se la Cassa integrazione ordinaria registra una diminuzione del 23,3%, quella straordinaria cresce invece del 16,8%, raggiungendo quota 24,1 milioni di ore autorizzate.

Un dato particolarmente significativo: la CIG straordinaria rappresenta ormai il 37,9% del totale regionale, mentre un anno fa si fermava al 28,6%. Si tratta di un indicatore che segnala la presenza di situazioni aziendali più complesse, legate a processi di ristrutturazione, riorganizzazione e crisi strutturali.

Le difficoltà nei territori lombardi

L’andamento non è uniforme tra le province. Tra le situazioni più critiche emerge quella di Varese, dove le ore complessive aumentano del 52,1%, con un’impennata del 351,6% per la componente straordinaria. Segno negativo anche per Lecco, che registra un incremento del 6,6%, e per Milano, dove a settembre si rileva una crescita complessiva del 10,5%.

A livello settoriale, è l’industria a concentrare il 93% delle autorizzazioni. Particolarmente esposta la meccanica, che da sola conta 16,1 milioni di ore di cassa integrazione straordinaria, pari al 66,9% del totale regionale.

L’allarme della UIL: “Servono piani industriali verificabili”

Di fronte a questo scenario, la UIL Lombardia invita a non fermarsi alla lettura del dato complessivo e chiede un’attenzione particolare all’evoluzione delle crisi aziendali.

“La diminuzione delle ore autorizzate è un segnale positivo, ma non possiamo limitarci a guardare la media regionale. L’aumento della Cassa Integrazione straordinaria e la sua forte concentrazione in alcuni territori e comparti impongono un monitoraggio costante delle crisi e dei loro esiti. Chiediamo piani industriali verificabili, tutela assoluta dei posti di lavoro e percorsi strutturati di formazione e riqualificazione già durante la sospensione. La CIG deve tornare ad essere uno strumento per superare le difficoltà, e non soltanto un modo per rinviare i problemi”, sottolinea Salvatore Monteduro, segretario confederale UIL Lombardia.

Sulla stessa linea Antonio Albrizio, segretario generale UIL Lombardia, che evidenzia i rischi sociali legati alla trasformazione del sistema industriale.

“I dati di questo rapporto confermano che siamo di fronte a una transizione industriale complessa e carica di rischi sociali. L’esplosione della cassa straordinaria, in particolare nella filiera metalmeccanica e in province chiave come Varese e Milano, dimostra che le crisi strutturali non sono superate. Non possiamo permettere che a pagare il prezzo di questa trasformazione siano le lavoratrici e i lavoratori. È urgente un patto territoriale per il lavoro che metta al centro la politica industriale attiva garantendo che nessuno venga lasciato solo”.

Lodigiano, aumento del 271%

Particolare attenzione viene riservata alla situazione della provincia di Lodi, dove l’incremento del 271% delle ore di cassa integrazione rappresenta un campanello d’allarme per il tessuto economico e occupazionale locale.

A richiamare le istituzioni alla responsabilità è Luca Pannullo, coordinatore territoriale della UIL, che sottolinea la necessità di seguire da vicino l’evoluzione delle difficoltà produttive nel Lodigiano.

“Anche nel Lodigiano la situazione produttiva richiede la massima attenzione e un monitoraggio costante sul territorio. I dati sulla cassa integrazione evidenziano una transizione complessa che non deve essere sottovalutata dalle istituzioni locali e il dato dell’aumento di un +271% lo dimostra in pieno. Chiediamo con forza tutele reali, ammortizzatori sociali efficaci e percorsi mirati di riqualificazione per i lavoratori coinvolti. Non possiamo permettere che le crisi aziendali compromettano il tessuto economico e occupazionale della nostra provincia. È indispensabile un impegno corale per difendere l’occupazione e garantire un futuro sicuro al sistema produttivo locale”.

La richiesta del sindacato è dunque quella di mettere in campo strumenti capaci non soltanto di sostenere i lavoratori durante i periodi di sospensione, ma anche di accompagnarli verso nuove opportunità professionali. L’obiettivo è evitare che l’aumento della cassa integrazione si traduca in una perdita strutturale di posti di lavoro e in un indebolimento del sistema economico lodigiano.