CRONACA

La Guardia di Finanza confisca a imprenditore della logistica 118 immobili per 16 milioni di euro

Tra i sequestri anche proprietà in provincia di Lodi

La Guardia di Finanza confisca a imprenditore della logistica 118 immobili per 16 milioni di euro

La Guardia di Finanza di Pavia ha confiscato definitivamente 118 immobili per 16 milioni di euro a un imprenditore della logistica, sequestrando proprietà situate anche nella provincia di Lodi. Il provvedimento, confermato dalla Cassazione, sottrae allo scacco del caporalato e della frode fiscale un tesoro accumulato illecitamente.

Confisca record

C’è anche il territorio di Lodi nella mappa del vasto impero immobiliare sottratto definitivamente alla criminalità economica. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pavia hanno dato esecuzione a un provvedimento di confisca irrevocabile che trasforma 118 immobili, sparsi tra le più rinomate località turistiche e centri direzionali, in patrimonio dello Stato. Un’operazione imponente che tocca da vicino la nostra provincia, confermando come il Lodigiano sia stato uno dei nodi scelti per schermare ricchezze accumulate illecitamente.

Il legame con il territorio lodigiano

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma e confermato dalla Cassazione, colpisce un sistema di società operanti nella movimentazione merci. Tra gli appartamenti e i terreni finiti sotto sigillo, una parte insiste proprio in provincia di Lodi, inserita dagli inquirenti in una rete di investimenti che comprende anche Milano, Brescia e le località di lusso della Riviera e delle Alpi.

Le indagini

L’indagine nasce dal monitoraggio dei grandi poli logistici nazionali, dove l’imprenditore al centro dell’inchiesta — formalmente residente in Svizzera ma attivo su tutto il territorio italiano — gestiva i servizi di facchinaggio e trasporto. Dietro la facciata legale si celava però un’associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e alla frode fiscale. Un meccanismo di “caporalato industriale” che permetteva di accumulare tesori immensi evadendo le tasse e riciclando il denaro sporco attraverso prestanome e società estere.

“Pericolosità sociale”

Dopo un lungo contenzioso legale, la Suprema Corte ha stabilito la definitiva acquisizione dei beni al patrimonio pubblico. Oltre ai 118 immobili, lo Stato incamererà circa 16 milioni di euro tra conti correnti e una polizza assicurativa milionaria. Per l’imprenditore, già condannato per reati contro la pubblica amministrazione e riciclaggio, è stata confermata la “pericolosità sociale”, elemento chiave che ha permesso il passaggio dei beni dalla custodia giudiziaria alla confisca totale.

L’operazione non rappresenta solo un recupero di denaro, ma una boccata d’ossigeno per le imprese oneste. Colpire chi altera il mercato con lo sfruttamento e l’evasione significa proteggere la libera concorrenza in un settore, quello della logistica, che rappresenta il cuore pulsante del nostro tessuto produttivo locale.