L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas dall’Italia continua ad allargarsi e coinvolge la provincia di Lodi non solo per i computer trovati nel muro a Sant’Angelo.
Fondi a Hamas: i soldi partivano anche da Lodi
L’indagine – avviata prima del 7 ottobre 2023 – è ancora in corso e potrebbe estendersi ulteriormente. Finora, l’operazione Domino ha portato all’applicazione di nove misure cautelari e a 17 perquisizioni in diverse regioni italiane.
Nei prossimi giorni, probabilmente già oggi, martedì 30 dicembre 2025, dovrebbero iniziare gli interrogatori di garanzia davanti alla gip Silvia Carpanini, in gran parte in videocollegamento.
Nel frattempo, il lavoro degli investigatori è concentrato sull’analisi di una grande quantità di materiale digitale sequestrato, compresi i computer nascosti da uno studente nelle intercapedini murarie del suo alloggio a Sant’Angelo Lodigiano.
Ma tra gli episodi che toccano da vicino la nostra provincia ce n’è anche un altro.
Chi è Abu Falastine
Tra gli arrestati spunta la figura di Abu Falastine – nome di battaglia di Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud. Secondo l’accusa, avrebbe espresso più volte la propria adesione a Hamas. In una conversazione con due interlocutori algerini, nell’ottobre dell’anno successivo agli attacchi del 7 ottobre 2023, avrebbe definito quella data come “l’inizio della liberazione”.
A rafforzare il quadro, per gli inquirenti, ci sarebbe anche il racconto di un colloquio che Falastine avrebbe avuto anni fa con Ismail Haniyeh – figura di primo piano di Hamas, ucciso nell’estate del 2024 – che gli avrebbe chiesto di restare in Italia.
“Anche se mandassi cento persone in Italia, non sarebbero in grado di rimpiazzarti”.
Un passaggio che, sempre secondo l’accusa, indicherebbe l’importanza del suo ruolo all’interno dell’organizzazione. Ma come si collega tutto questo a Lodi?
250mila euro consegnati al casello
Dalle indagini emergerebbe che sarebbe stato Falastine a organizzare e coordinare il trasferimento di fondi verso la Palestina, spesso raccolti in contanti. A occuparsi materialmente delle consegne, in più occasioni, sarebbe stato invece Adel Ibrahim Salameh Abu Rawa, considerato un referente per le donazioni nel Nord-Est.
E proprio nel Lodigiano sarebbe avvenuto uno degli episodi chiave: l’11 aprile 2024, al casello autostradale di Lodi, Abu Rawa avrebbe consegnato 250 mila euro a Yaser Elasaly, indicato come membro del comparto estero di Hamas.
Un’operazione che, sempre secondo gli inquirenti, si sarebbe ripetuta il 20 giugno, con un’altra consegna da 180 mila euro. La stessa cifra che, l’11 febbraio 2024 a Milano, sarebbe stata affidata – dentro uno zaino – sotto il coordinamento di Falastine.
“Escludendo i pagamenti via Pos e altro – avrebbe dichiarato Abu Rawa – i soldi sono arrivati a quasi un milione e 900mila euro”.
Soldi finiti poi direttamente nelle tasche di Hamas, ma il mosaico che emerge è complesso e in costante evoluzione. Le verifiche sui dispositivi informatici sequestrati potrebbero portare a nuovi sviluppi.