La segnalazione delle GEV conferma le criticità del ponte sul Lambro tra Lambrinia di Chignolo Po e Orio Litta, tra cui una flessione anomala della campata e problemi relativi agli accessi al cantiere. Un nuovo sopralluogo evidenzia tracce di ruggine sulla pavimentazione: si chiedono ad AIPO verifiche tecniche e chiarimenti sul collaudo e sulla sicurezza della struttura.
Criticità del Ponte sul Lambro tra Lambrinia e Orio Litta
La sicurezza del ponte sul Lambro tra Lambrinia e Orio Litta torna al centro dell’attenzione dopo la diffusione di una segnalazione ufficiale delle Guardie Ecologiche Volontarie (GEV), che documenta alcune delle criticità già denunciate pubblicamente il 12 ottobre scorso. Tra gli elementi segnalati figura una flessione anomala della campata, accompagnata da interrogativi sulle condizioni della struttura e sul peso della pavimentazione.
Il documento, redatto l’8 ottobre 2026 dagli agenti operativi Massimo Provini e Mario Ubaldo Lacchini del Distretto di Inverno e Monteleone, è stato protocollato dal Comune di Orio Litta il 13 ottobre con il numero 4703/2026. La documentazione è stata successivamente acquisita attraverso una richiesta di accesso agli atti presentata ai sensi della legge 241/1990.
La segnalazione delle GEV
La relazione delle Guardie Ecologiche Volontarie riporta circostanze già evidenziate nella denuncia pubblica del 12 ottobre 2026. In particolare, viene descritto l’accesso non controllato al cantiere, con transenne che sarebbero state facilmente rimovibili e la presenza di famiglie che, durante i fine settimana, attraversavano liberamente il ponte.
L’aspetto che desta maggiore attenzione riguarda però la conformazione della struttura. Gli agenti hanno infatti segnalato un’anomala curvatura della campata verso il basso, mentre, secondo quanto riportato nella segnalazione, la tipologia delle travature farebbe prevedere una curvatura verso l’alto.
Pur non disponendo di competenze tecniche specifiche per formulare una valutazione ingegneristica, le GEV hanno ritenuto opportuno informare i Comuni rivieraschi, raccomandando l’esecuzione di verifiche tecniche per accertare le condizioni dell’infrastruttura.

La risposta del Comune di Orio Litta
La documentazione è stata ottenuta attraverso un formale accesso agli atti rivolto al Comune di Orio Litta. Il responsabile del Servizio tecnico, l’architetto Paola Bertolasi, ha trasmesso gli atti disponibili con una nota protocollata il 15 ottobre 2026, numero 4745.
Secondo quanto riferito nel documento che accompagna la denuncia, il Comune avrebbe inoltre dichiarato di essere già a conoscenza delle criticità, anche in seguito alla segnalazione pubblica del 12 ottobre e alla successiva ripresa della vicenda da parte della stampa locale e provinciale.
La denuncia pubblica avrebbe quindi preceduto la diffusione della documentazione istituzionale e contribuito a portare ulteriormente l’attenzione sulla necessità di chiarire le condizioni del ponte e le misure adottate per garantirne la sicurezza.
Nuovo sopralluogo
Dopo la pubblicazione degli articoli e l’acquisizione degli atti, un nuovo sopralluogo sul posto avrebbe fatto emergere ulteriori elementi ritenuti meritevoli di approfondimento da parte degli enti competenti.
“Premetto di non essere un tecnico — dichiara Domenico Ossino, già fondatore e Presidente del Comitato Alluvionati Lodi – C.Al.Lo – e che le mie osservazioni non hanno la pretesa di una valutazione ingegneristica. Tuttavia, anche a occhio non esperto, ho rilevato che buona parte del cemento costituente il pavimento del ponte presenta evidenti rilasci di ruggine proveniente dalle travi. Si tratta di un segnale visibile che, a mio avviso, merita una verifica da parte di chi ha le competenze per valutarlo, in quanto potrebbe indicare una sofferenza delle travi portanti. Ho notato inoltre che lo spessore della pavimentazione appare considerevole: da profano mi chiedo se il peso complessivo della pavimentazione rientri nelle tolleranze di progetto o se stia contribuendo al carico sulla struttura, come già ipotizzato nella stessa segnalazione GEV”.
Si tratta di osservazioni che, allo stato delle informazioni disponibili, non costituiscono una diagnosi tecnica sulle condizioni del ponte. Spetta infatti ai professionisti e agli enti responsabili verificare l’eventuale presenza di problemi strutturali, accertare le condizioni delle travi e stabilire se la pavimentazione sia compatibile con i parametri progettuali.
I Comuni rafforzano le misure di sicurezza
Nel frattempo, viene riconosciuto l’intervento delle amministrazioni comunali interessate, che avrebbero provveduto a rafforzare le misure per impedire l’accesso al ponte dopo le segnalazioni ricevute.
“Va riconosciuto — aggiunge Ossino — che i sindaci di Orio Litta e Chignolo Po hanno dimostrato attenzione e senso di responsabilità, intervenendo tempestivamente per mettere ulteriormente in sicurezza gli accessi al ponte a seguito delle segnalazioni pervenute. Un comportamento istituzionalmente corretto, che apprezzo”.
Il rafforzamento delle protezioni rappresenta un intervento sul fronte della sicurezza degli accessi. Resta tuttavia da chiarire, attraverso le opportune verifiche, quale sia l’effettiva condizione dell’infrastruttura e se le anomalie segnalate richiedano ulteriori provvedimenti.
Ponte sul Lambro, la responsabilità dell’opera è di AIPO
Un altro punto centrale della vicenda riguarda l’individuazione del soggetto responsabile dell’intervento. Nella risposta alla segnalazione delle GEV, il Comune di Orio Litta avrebbe chiarito che la responsabilità dell’opera, compresi la custodia del cantiere, la direzione dei lavori e le operazioni di collaudo, è in capo ad AIPO, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, in qualità di soggetto attuatore.
È quindi all’ente che vengono rivolte le principali richieste di chiarimento: quali siano stati gli esiti del collaudo, se la flessione osservata rientri nelle tolleranze previste dal progetto, se il peso della pavimentazione sia stato verificato e quali controlli siano in corso sulle travi portanti.
“Questo significa — prosegue Domenico Ossino — che tutte le domande poste restano aperte e sono indirizzate all’unico soggetto che può e deve rispondere: AIPO. Quali sono gli esiti del collaudo? La flessione rientra nelle tolleranze di progetto? Il peso della pavimentazione è stato verificato? Chi sta monitorando lo stato delle travi? Il territorio lodigiano, dopo il disastro di Maccastorna, non può permettersi un altro silenzio istituzionale su un’infrastruttura finanziata con fondi pubblici PNRR”.
Richiesta di trasparenza sulla sicurezza dell’infrastruttura
La vicenda resta dunque aperta, in attesa di chiarimenti ufficiali e di eventuali verifiche tecniche sulle anomalie segnalate. L’obiettivo è ottenere risposte documentate sulle condizioni del ponte sul Lambro e sulle procedure adottate per garantirne la sicurezza, soprattutto alla luce delle criticità relative agli accessi al cantiere e della flessione descritta nella relazione delle GEV.
“Continuerò a seguire questa vicenda nell’interesse dei cittadini lodigiani, con la stessa attenzione e la stessa determinazione che hanno sempre contraddistinto il mio impegno sul territorio. Chi ha costruito quest’opera con denaro pubblico ha il dovere di garantirne la sicurezza. Noi abbiamo il dovere di non smettere di chiederlo”, conclude Domenico Ossino.