Nella giornata di ieri, lunedì 23 febbraio 2026, si è svolto l’incontro tra i sindacati e la rappresentanza dell’ex Airpack di Ossago Lodigiano, acquistata nel 2019 dalla multinazionale Abriso, con un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli dell’azienda.
L’incontro di lunedì
Come vi avevamo anticipato nel pomeriggio di ieri, i sindacati hanno raggiunto la struttura per comunicare ufficialmente la situazione ai 40 lavoratori e al dirigente che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati di fronte a un licenziamento collettivo.
Dopo aver ascoltato le testimonianze dei diretti interessati e raccolto con empatia la loro preoccupazione, i rappresentanti sindacali hanno partecipato insieme ai dipendenti a un presidio pacifico davanti ai cancelli dell’azienda, con la presenza del sindaco e di alcune RSU del territorio intervenute per mostrare solidarietà.
Al termine del confronto, sono state definite le richieste da portare al tavolo con il legale e il direttore generale dell’azienda, incontro che si è svolto poco dopo, con l’obiettivo di individuare una soluzione accettabile e sostenibile per tutti i lavoratori coinvolti.
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Per il segretario generale della Femca Cisl, Stefano Priori, la procedura di licenziamento deve essere ritirata. Solo dopo si potrà discutere di pensionamenti, prepensionamenti, cassa integrazione straordinaria e possibili acquirenti. Ci sono strade che possono accontentare tutti.
“Le richieste principali sono quattro: attivare la cassa integrazione straordinaria per dodici mesi, per cercare un compratore e mantenere sito produttivo e dipendenti, e per permettere poi l’aggancio ai ventiquattro mesi di NASpI e ai pensionamenti. Poi chiediamo di accelerare o informarci sulle eventuali trattative di vendita, coinvolgendoci se ci sono compratori, del territorio o meno.
Abbiamo chiesto anche un’analisi sulle possibilità di pensionamenti: capire chi è a quattro o cinque anni dalla pensione e quali strumenti l’azienda può mettere in campo. Esiste ancora per il 2026 un sistema che permette fino a sette anni di anticipo, anche se è costoso. Abbiamo chiesto di ragionare anche su questo. L’azienda si è presa carico delle richieste: giovedì incontreranno i titolari belgi e proporranno le nostre idee. Il nove ci rivediamo per la risposta.” ha affermato il segretario generale della Femca Cisl, Stefano Priori.
Un duro colpo per i lavoratori
Una brutta batosta che non colpisce soltanto i 41 lavoratori a rischio, ma investe l’intera comunità lodigiana, costretta a fare i conti con la possibile scomparsa di uno storico sito produttivo. Una chiusura che non significa solo la perdita di posti di lavoro, ma anche l’indebolimento di un pezzo di identità industriale del territorio, con tutte le ricadute sociali ed economiche che una decisione così drastica porta inevitabilmente con sé.
“Da qui la nostra richiesta di rivalutare l’apertura di una cassa integrazione straordinaria e di dare tempo al mercato territoriale per capire se ci sono acquirenti. Il territorio, secondo noi, può assorbire un’attività produttiva di questo tipo: è un’azienda che lavora qui da tanto tempo e sa lavorare. Ci dispiacerebbe rinunciare a un sito produttivo così: è un pezzo di storia del tessuto industriale. La conseguenza sociale sarebbe troppo impattante: quaranta persone e un dirigente. Non parliamo solo di operai o impiegati.”
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Questo è quanto dichiarato da Morwenna Di Benedetto, segretaria generale Filctem Cgil Lodi, che si è poi soffermata sulla difficile situazione vissuta dai lavoratori.
“Abbiamo raccolto il malcontento dei lavoratori. Erano dispiaciutissimi. C’è stato un momento in cui una lavoratrice si è lasciata andare a uno sfogo. Quello che ho apprezzato è la compostezza delle persone che, nonostante una decisione così drastica e con ripercussioni drammatiche sulle loro vite, hanno dimostrato un grande senso di responsabilità. In questa settimana hanno continuato a lavorare senza creare disordini. Anche oggi, nonostante il pianto di una lavoratrice, ho visto compostezza e responsabilità. L’azienda deve trovare un’alternativa per queste persone.”
Appuntamento del 9 marzo
Il prossimo incontro è fissato per lunedì 9 marzo 2026, quando l’azienda avrà valutato le richieste avanzate dai sindacati e definito un piano d’azione a tutela dei lavoratori coinvolti. Al momento le prospettive appaiono incoraggianti, ma non resta che attendere una risposta definitiva.