Un percorso personale messo nero su bianco per chiudere definitivamente un lungo capitolo della sua vita: è ciò che il giovane olimpionico di Lodi, Federico Vanelli, ha voluto raccontare nel suo nuovo libro – intitolato “Domani ci sarà bel tempo” – nato dal desiderio di offrire vicinanza a chi, come lui, ha attraversato un periodo buio senza riuscire a intravedere la luce in fondo al tunnel.
Un libro per chiudere un cerchio
Sebbene questa nuova esperienza — nata come sfogo personale e inizialmente pensata per essere condivisa solo in PDF — si discosti dalla quotidianità a cui siamo abituati quando pensiamo a Federico Vanelli, conosciuto per la sua carriera sportiva e per il coraggioso salvataggio del bambino di 10 anni nell’Adda, che gli è valso il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il libro racchiude un percorso di vita che simbolicamente chiude un cerchio.

Un cerchio perfetto, come lo definisce lui: un percorso in cui si mette completamente a nudo, mostrando con orgoglio le proprie fragilità, le sfide quotidiane legate alla depressione sopraggiunta dopo il ritiro dalla carriera sportiva e la rinascita che ne è seguita, resa possibile dall’incredibile volontà di riscatto e dal sostegno delle sedute terapeutiche.
“Non è una biografia sportiva: la storia inizia il 30 luglio 2019 e arriva fino al 20 luglio 2024. Scriverlo è stato come un percorso terapeutico: ho dovuto rivivere giornate molto tristi, altre felici, altre apatiche. Ho dovuto trovare le parole giuste per dare un senso alle emozioni. Non è stato semplice, ma una volta finito è stato come completare un cammino: vedi tutto il percorso dall’alto. Una liberazione”.
Ci sono momenti molto forti, che non posso anticipare, ma uno in particolare è stato il punto di svolta del mio percorso: l’estremo gesto. Dopo quel momento ho iniziato un lavoro terapeutico che mi ha permesso di rimettermi in gioco”.
Come è nata questa idea
Tutto aveva avuto inizio nel settembre 2024, quando, invitato ad Arezzo per ricevere un premio come sportivo dell’anno, il nuotatore aveva conosciuto il pugile Adriano Nicchi, che a sua volta aveva attraversato un periodo particolarmente difficile durante la prima ondata del Covid nel 2020.
Dalle sue parole Vanelli aveva percepito un’immediata vicinanza, al punto che la storia di Nicchi sembrava quasi sovrapporsi alla sua. Proprio da quell’incontro era maturata in lui la spinta a mettere per iscritto il proprio percorso, trasformando uno sfogo personale in un progetto capace di parlare anche a chi stava vivendo lo stesso buio.
“Ho preso il microfono e ho raccontato la mia esperienza, perché lì sapevano che ero stato alle Olimpiadi e del salvataggio del bambino, ma non conoscevano il motivo per cui avevo smesso di nuotare. Adriano si è commosso: gli ho detto esattamente le stesse cose che probabilmente pensava anche lui. Da lì ho iniziato a pensare di scrivere un libro, un libro che parlasse del mio percorso degli ultimi cinque anni”.
Un messaggio di speranza
Racchiudere tutte le sensazioni percepite ha permesso a Vanelli di voltare pagina e liberarsi di un peso che da ormai troppo tempo sentiva di dover abbandonare lungo la sua strada. Oggi vive la sua vita alla giornata, godendosi i momenti quotidiani, ma attraverso le sue parole desidera lanciare un messaggio importante a tutti coloro che leggeranno il suo libro:
“Spero che questo libro possa aiutare chi sta attraversando un periodo buio. Non per imitare il mio percorso, ma per trovare un proprio modo di uscirne. Anche quando sei nel tunnel e non vedi più né l’entrata né l’uscita, basta intravedere una luce per continuare ad andare avanti. A chi vive una situazione simile direi di continuare a respirare. Anche quando ci si sente un peso, non si è mai davvero soli: c’è sempre qualcuno per cui la nostra presenza conta”.

Tra i progetti per il futuro, Vanelli coltiva il desiderio di adottare un corvo imperiale nella prossima primavera: un gesto simbolico, nato dal ricordo del suo corvo Pio, fedele compagno a cui era profondamente legato.
Ed è così che l’atleta sceglie di concludere l’intervista rilasciata alla redazione del quotidiano online Prima Lodi: con la consapevolezza di aver finalmente dato forma e voce al proprio percorso. Perché, come lui stesso afferma, “la chiusura del libro è la chiusura perfetta di un cerchio”.