L’Ospedale di Lodi ha eseguito 190 interventi di chirurgia robotica con il sistema Da Vinci XI tra la fine di febbraio e settembre 2026, coinvolgendo Chirurgia Generale, Urologia e Ginecologia. Tra i vantaggi per i pazienti figurano maggiore precisione chirurgica, meno dolore postoperatorio e tempi di ricovero più brevi.
190 interventi con il robot Da Vinci in sette mesi
Sono 190 gli interventi di chirurgia robotica eseguiti all’Ospedale di Lodi dall’avvio dell’attività, alla fine di febbraio, fino al 30 settembre 2026. Un risultato che segna i primi sette mesi di utilizzo del sistema Da Vinci XI, tecnologia di ultima generazione per la chirurgia mini-invasiva robot-assistita, impiegata dalle équipe di Chirurgia Generale, Urologia e Ginecologia. La maggior parte delle operazioni ha riguardato patologie oncologiche, con procedure che hanno interessato diversi organi, tra cui fegato, intestino, prostata e utero.
Come funziona il sistema Da Vinci XI
Il sistema robotico Da Vinci XI, giunto alla quarta generazione tecnologica, consente ai chirurghi di eseguire interventi mini-invasivi grazie a una visione tridimensionale del campo operatorio e a strumenti controllati attraverso una console collocata direttamente in sala operatoria.
A chiarire il funzionamento della tecnologia è Pietro Bisagni (foto di copertina), primario di Chirurgia Generale e direttore del Dipartimento Chirurgico dell’ASST di Lodi:
“Vale la pena precisare – spiega – che il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovra un robot a distanza, rimanendo seduto ad una console, posta in sala operatoria. Il sistema computerizzato trasforma, poi, il movimento delle mani in impulsi che vengono convogliati alle braccia robotiche”.
I primi interventi, eseguiti tra febbraio e marzo, sono stati una colecistectomia, ovvero l’asportazione della colecisti, e una prostatectomia. Nei mesi successivi l’attività è proseguita, consentendo di raggiungere quota 190 procedure entro la fine di settembre e di delineare una prima panoramica delle operazioni effettuate nelle tre specialità coinvolte.
Chirurgia generale
Per quanto riguarda la Chirurgia Generale, la metà degli interventi robotici ha interessato patologie del fegato, delle vie biliari e della colecisti. Il 27% delle procedure ha riguardato invece le patologie colorettali, mentre il 15% ha interessato la parete addominale. Un ulteriore 7% degli interventi è stato eseguito per malattie dello stomaco.
I dati evidenziano quindi un impiego della tecnologia robotica in ambiti chirurgici differenti, con una presenza significativa di procedure rivolte al trattamento di patologie complesse, comprese quelle di natura oncologica.
Urologia
La chirurgia robot-assistita ha trovato applicazione anche in Urologia, dove le équipe hanno eseguito interventi alla prostata, alla vescica e ai reni. Più recentemente, il sistema è stato utilizzato anche nella chirurgia funzionale per il trattamento di alcune patologie dell’uretra.
A illustrare l’attività è Piero Incarbone, primario di Urologia:
“In area urologica – osserva, riferendosi alle sue procedure – gli interventi sono stati alla prostata, alla vescica e ai reni. Nell’ultimo periodo il supporto del robot è stato utile anche per casi di chirurgia funzionale relativamente a patologie dell’uretra”.
Ginecologia
Anche la Ginecologia rientra tra le specialità che hanno adottato la tecnologia Da Vinci XI all’Ospedale di Lodi. In questo ambito, le procedure più frequenti sono state le isterectomie, interventi chirurgici che prevedono l’asportazione dell’utero.
Come sottolinea Marco Soligo, primario di Ostetricia e Ginecologia, l’attività si è concentrata principalmente su questo tipo di operazione, ampliando le possibilità di utilizzo della chirurgia robotica anche nell’ambito ginecologico.
Maggiore precisione e vantaggi per i pazienti
Il bilancio dei primi sette mesi di attività viene descritto positivamente sia sul fronte degli operatori sanitari sia per quanto riguarda i pazienti. Tra i benefici della chirurgia robotica figurano una maggiore precisione durante le procedure, una migliore visualizzazione delle strutture anatomiche e la possibilità di raggiungere aree difficili da trattare con altre tecniche.
Bisagni richiama in particolare alcuni aspetti:
“La radicalità asportativa oncologica; la facilità di accesso ad anatomie difficili da raggiungere; l’ottima visualizzazione dei reperi anatomici; la maggiore precisione nella procedura demolitiva e ricostruttiva; il minor tempo operatorio rispetto ad altre tecniche”.
I vantaggi riguardano anche la fase successiva all’intervento. Tra gli effetti indicati dai responsabili delle équipe ci sono una minore necessità di trasfusioni, una riduzione del dolore postoperatorio e una ripresa più rapida delle normali attività quotidiane.
“Un migliore risultato estetico post intervento – riassume Incarbone – minore necessità di trasfusione e minor dolore post operatorio. C’è poi la riduzione dei tempi di ospedalizzazione che in molti casi vengono addirittura dimezzati e la ripresa più rapida della normale attività”.
Due chirurghi accreditati per ogni specialità
L’attività di chirurgia robotica all’Ospedale di Lodi prosegue anche sul fronte della formazione e dell’organizzazione delle équipe. Attualmente ciascuna delle tre specialità coinvolte – Chirurgia Generale, Urologia e Ginecologia – dispone di due chirurghi accreditati all’utilizzo del sistema Da Vinci XI.
Sono inoltre in lista d’attesa altri specialisti e collaboratori delle équipe dirette da Bisagni, Incarbone e Soligo, con l’obiettivo di ampliare progressivamente il numero dei professionisti abilitati all’impiego della tecnologia.
Il traguardo dei 190 interventi rappresenta così il primo bilancio dell’introduzione della chirurgia robotica nella struttura lodigiana, che nei suoi primi sette mesi ha coinvolto tre aree specialistiche e ha consentito di trattare un’ampia varietà di patologie, in larga parte oncologiche.
