Tra il 2019 e il 2025 la provincia di Lodi ha perso 92 bar (-16,2%), schiacciata da rincari, smart working e carenza di personale. Confesercenti rilancia con proposte di rigenerazione urbana e incentivi per tutelare la socialità e l’economia dei paesi lodigiani.
Meno bar in provincia di Lodi
Un settore dinamico e capace di riorganizzarsi di fronte alle trasformazioni sociali, ma duramente messo alla prova dall’aumento dei costi di gestione e dal mutamento delle abitudini dei clienti. È il quadro dettagliato che emerge dall’analisi firmata da Confesercenti sul comparto dei bar e dei pubblici esercizi, uno studio focalizzato sulle condizioni operative della rete commerciale e sull’impatto sociale ed economico nei centri urbani.
L’indagine, condotta dall’Ufficio Economico di Confesercenti su base dati Infocamere, mette in luce una flessione consistente nel territorio della provincia di Lodi. Tra il 2019 e il 2025, le imprese attive del settore bar nel Lodigiano sono scese da 567 a 475 unità. Si tratta di un saldo negativo netto pari a 92 attività in meno, corrispondente a un calo del 16,2%. Un trend in linea con la contrazione media registrata in Lombardia (-17,5%) e superiore alla flessione rilevata su scala nazionale (-14,2%, pari a oltre 24 mila locali chiusi).
Inflazione, smart working e ricambio generazionale
La sofferenza del comparto a livello locale è legata a una combinazione di fattori congiunturali e strutturali. Su tutti pesano il rincaro dell’energia, delle materie prime, l’aumento dei canoni di locazione e i costi legati alla gestione del personale, uniti alla riduzione della capacità di spesa delle famiglie.
A modificare profondamente la quotidianità delle attività del Lodigiano sono state anche le abitudini post-pandemia. La diffusione del lavoro da remoto ha ridotto le occasioni di consumo legate alle pause pranzo e ai caffè veloci nei centri abitati, mentre continuano a registrarsi criticità sul fronte del reperimento della manodopera qualificata e del ricambio generazionale tra i gestori.
“Una parte importante della cultura italiana è passata proprio dai bar e dai ristoranti – sottolinea Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale –. Quando chiude un bar perdiamo anche un pezzo della nostra quotidianità e della nostra identità. La desertificazione riguarda quindi la possibilità stessa di avere luoghi nei quali una comunità si incontra. Il valore dei pubblici esercizi tiene insieme economia, lavoro e turismo con una dimensione di socialità che dobbiamo preservare”..
La sfida del rinnovamento
Nonostante il quadro complesso, i gestori del territorio cercano di resistere diversificando l’offerta, puntando sulla qualità e intercettando nuove fasce di pubblico e di consumo.
“Molti bar continuano a rinnovare l’offerta, curare la qualità e cercare nuovi modi per incontrare le esigenze dei clienti – evidenzia Andrea Mattia Maggioni, vicepresidente nazionale FIEPET Confesercenti –. Questa vivacità merita di essere accompagnata: per attività ad alta intensità di lavoro e con scontrini medi contenuti, mantenere l’equilibrio economico richiede oggi un impegno crescente”.
“Dobbiamo creare le condizioni perché nuove imprese possano nascere, quelle esistenti possano innovare e il ricambio generazionale torni a essere possibile – prosegue Maggioni –. Servono investimenti, formazione e qualificazione professionale, insieme a strumenti che rendano più sostenibile la gestione delle attività. Aprire o rilevare un pubblico esercizio deve continuare a rappresentare una prospettiva imprenditoriale attrattiva, anche per i giovani”.
Per arginare il fenomeno della serrata dei locali nei paesi e nei quartieri, Confesercenti sostiene la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. Tra le novità figurano l’istituzione delle Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESpro), studiate per introdurre agevolazioni fiscali, semplificazioni burocratiche e fondi dedicati alla tutela del tessuto economico locale. Un’iniziativa che punta alla raccolta di 50mila firme per portare la tutela dei pubblici esercizi all’attenzione del Parlamento.
