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Fine vita, a Lodi 528 firme per la proposta di legge “Liberi Subito”: coinvolti 40 Comuni

La proposta di legge regionale è stata depositata in Consiglio regionale con 17.384 sottoscrizioni complessive

Fine vita, a Lodi 528 firme per la proposta di legge “Liberi Subito”: coinvolti 40 Comuni

In provincia di Lodi sono state raccolte 528 firme in 40 Comuni a sostegno della legge regionale “Liberi Subito” sul fine vita. La proposta, depositata in Consiglio regionale con oltre 17mila adesioni lombarde, punta a definire tempi e procedure certi per la sanità locale.

Fine vita, a Lodi raccolte 528 firme

Il Lodigiano risponde presente e si schiera in modo compatto sulla regolamentazione del fine vita. Sono 528 le persone residenti in provincia di Lodi che hanno apposto la propria firma a sostegno di “Liberi Subito”, la proposta di legge regionale di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Il testo è stato ufficialmente depositato in Consiglio regionale della Lombardia forte di un consenso complessivo di 17.384 sottoscrizioni raccolte su tutto il territorio lombardo.

Un contributo locale determinante, maturato direttamente sulle piazze del territorio: delle firme complessive riconducibili al territorio, 504 sono state raccolte attraverso 5 banchetti organizzati in provincia. Il dato testimonia una sensibilità capillare e diffusa, arrivando a coinvolgere 40 Comuni su 60, pari al 67% dell’intero territorio provinciale.

La rete politica e amministrativa locali

La mobilitazione a Lodi ha visto una convergenza trasversale del panorama politico progressista e civico. A livello di forze politiche, la campagna ha registrato la formale adesione dei Giovani Democratici Lodi, del Movimento 5 Stelle Lodi e del Partito Democratico Lodi.

Ampio e qualificato anche il fronte degli amministratori e dei rappresentanti istituzionali locali che hanno scelto di metterci la faccia. Tra i sostenitori figurano:

  • Stefano Caserini, Manuela Minojetti, Simona Bernasconi, Silvana Cesani, Federica Colizzi;
  • Lorenzo Maggi, Alessandro Martino, Tommaso Premoli, Gianfranca Santantonio;
  • Maria Cristina Baggi, Ernestina Lomi Signoroni, Ivano Mariconti, Michele Merola;
  • Barbara Onofri, Luciana Tonarelli, Mattea Valendino, Valentina Barzotti e Laura Tagliaferri.

Cosa prevede la legge regionale

La proposta di legge “Liberi Subito” muove nell’alveo tracciato dalla storiche pronunce della Consulta. In pieno rispetto delle competenze regionali e in ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, il testo non introduce nuovi diritti sostanziali rispetto a quelli fissati dai giudici delle leggi, ma punta a disciplinare l’organizzazione del Servizio sanitario regionale. L’obiettivo primario è definire procedure e tempistiche certe, prive di ingiustificati ritardi, per verificare le condizioni dei malati che chiedono di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria.

L’iter normativo ha alle spalle un percorso tortuoso: in Lombardia erano già state depositate 8.181 firme a gennaio 2024, ma a novembre dello stesso anno il Consiglio regionale aveva bloccato il testo approvando una pregiudiziale di costituzionalità sulla presunta incompetenza della Regione. A sbloccare l’impasse è arrivata la sentenza 204 del 2025 della Corte costituzionale sul caso della legge toscana, che ha chiarito una volta per tutte come le Regioni possano legittimamente intervenire sul piano organizzativo sanitario per rendere effettivi i diritti riconosciuti dalla Consulta. Su queste basi, nel 2026 l’Associazione Coscioni ha promosso la nuova raccolta firme conclusa oggi.

Le voci dei promotori: “Superare alibi e pregiudizi”

A margine del deposito delle sottoscrizioni è arrivata la dichiarazione congiunta di Cristiana Zerosi e Marco Cappato, a nome dell’Associazione Luca Coscioni e del Comitato promotore della legge “Liberi Subito” in Lombardia:

“Dalle 17.000 persone che hanno firmato arriva un aiuto importante al Consiglio regionale della Lombardia per affrontare finalmente un tema che è presente nella società, ma che spaventa i partiti. Nel dare atto alla Giunta Fontana e all’ Assessore Bertolaso di essersi assunti la responsabilità di fornire risposte ai malati e indicazioni chiare alle aziende sanitarie, riteniamo fondamentale stabilire norme che non dipendano dalla apertura e sensibilità di chi attualmente governa la Lombardia, ma divengano un patrimonio stabile di regole chiare e condivise, a beneficio e garanzia sia delle persone che soffrono che dei medici operatori sanitari. Essendo stata confermata dalla Corte costituzionale la piena competenza delle Regione nell’organizzazione sanitaria dell’aiuto medico alla morte volontaria, ci auguriamo che pretesti e alibi, che aveva portato a una prima dichiarazione di incompetenza da parte del Consiglio regionale siano ormai venuti a cadere e si possa procedere a un dibattito e a una decisione libera da pregiudizi e ostruzionismi”.

Iter e tempi in Regione: cosa succede adesso

Con la consegna delle firme si apre la fase istituzionale del provvedimento. La tabella di marcia prevede ora passaggi stringenti per la discussione nel Parlamentino lombardo:

  • Parere di ammissibilità: l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale dovrà pronunciarsi sulla legittimità del testo entro 15 giorni dal deposito (con una proroga massima prevista di 10 giorni).
  • Assegnazione alla Commissione: in caso di semaforo verde, il Presidente del Consiglio assegnerà la proposta alla commissione consiliare competente.
  • Approdo in Aula: concluse le commissioni – e comunque entro un termine massimo di 9 mesi dall’assegnazione, anche nell’ipotesi in cui l’esame in commissione non fosse ultimato – la legge dovrà essere recepita dall’Aula per il dibattito e la votazione finale.