Nel primo trimestre 2026 la Lombardia mantiene un export superiore a 40,9 miliardi, ma crescono le differenze territoriali e la CIGS aumenta del 14,9%. Lodi registra il peggior risultato regionale con un crollo dell’export del 21,6%, mentre Varese vola a +23,2%: la UIL chiede interventi mirati per sostenere imprese e occupazione.
Export Lodi
La frenata dell’export lombardo assume a Lodi i contorni di una vera e propria emergenza. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni della provincia lodigiana diminuiscono del 21,6% su base annua, segnando la contrazione più pesante tra le province della Lombardia. Un dato che mette in evidenza le difficoltà del sistema produttivo locale e che, secondo la UIL, rischia di trasformarsi in un problema anche sul fronte dell’occupazione.
Il quadro regionale appare invece più articolato. La Lombardia continua a rappresentare il principale motore dell’economia italiana e concentra da sola il 25,2% dell’export nazionale, ma dietro la sostanziale stabilità dei valori complessivi emergono differenze sempre più marcate tra i territori.
Export lombardo oltre i 40,9 miliardi
Nel primo trimestre dell’anno le imprese lombarde hanno esportato merci per oltre 40,9 miliardi di euro, un valore sostanzialmente invariato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma in calo del 6,5% rispetto al trimestre precedente.
Le importazioni hanno raggiunto invece 42,8 miliardi di euro, diminuendo del 7,5% su base annua e del 2% su base congiunturale. Il risultato è un saldo commerciale negativo di circa 1,9 miliardi di euro.
A trainare le esportazioni lombarde resta soprattutto il comparto manifatturiero, che rappresenta circa il 97% dell’export regionale.
Sei province crescono, Lodi ultima
Il dato più significativo arriva però dalla distribuzione territoriale delle performance. Soltanto sei province lombarde su dodici hanno registrato una crescita delle esportazioni, confermando una situazione molto differenziata all’interno della regione.
A guidare la classifica è Varese, che mette a segno un incremento del 23,2%. All’estremo opposto si trova Lodi, con un pesante -21,6%.
La distanza tra i territori rende quindi sempre meno sufficiente il dato medio regionale per descrivere lo stato di salute dell’economia lombarda. Dietro la stabilità complessiva si nascondono infatti realtà provinciali alle prese con difficoltà molto diverse, soprattutto nei comparti maggiormente esposti alla domanda internazionale.
Mezzi di trasporto e farmaceutica in crescita
Anche sul fronte dei singoli settori emerge una forte polarizzazione. A crescere sono soprattutto i mezzi di trasporto, con un incremento dell’export del 12,1%, e la farmaceutica, che registra un +9,7%.
Segno negativo, invece, per il comparto tessile, abbigliamento e pelli, in calo del 7,9%, per la chimica, che perde il 6,1%, e per i macchinari, in diminuzione del 5,5%.
Anche i mercati di destinazione mostrano andamenti differenti. Le esportazioni verso la Svizzera aumentano del 21,2%, mentre quelle dirette verso l’Unione europea crescono dell’1%. In flessione, invece, l’export verso gli Stati Uniti, che registra un -4,4%.
Cassa integrazione
A preoccupare la UIL non sono però soltanto i numeri dell’export. Il mercato del lavoro continua infatti a mostrare segnali di tensione. La cassa integrazione complessiva diminuisce del 14,4%, mentre la CIGO cala del 26,2%. A crescere è però la CIGS, aumentata del 14,9%. Si tratta di uno strumento maggiormente associato a processi di riorganizzazione aziendale, crisi, ristrutturazioni e contratti di solidarietà.
“La Lombardia entra nel 2026 con un sistema produttivo ancora capace di crescere, innovare ed esportare. La tenuta dei valori medi convive però con pressioni sui costi, aspettative in peggioramento, forti differenze territoriali e, come già analizzato in un precedente report UIL, con un aumento della cassa integrazione straordinaria. La fase non è recessiva, ma richiede una politica industriale preventiva, selettiva e partecipata”, precisa il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio.
UIL: serve una lettura provincia per provincia
Secondo la UIL Lombardia, il quadro richiede quindi un intervento che tenga conto delle specificità dei singoli territori.
“A livello settoriale – sottolinea il Segretario Confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti – si evidenzia una marcata polarizzazione delle performance. Crescono i mezzi di trasporto (+12,1%) e la farmaceutica (+9,7%), mentre arretrano il tessile-abbigliamento-pelli (−7,9%), la chimica (−6,1%) e i macchinari (−5,5%). Sul versante dei mercati aumentano le esportazioni verso la Svizzera (+21,2%) e l’Unione europea (+1,0%), mentre diminuiscono quelle verso gli Stati Uniti (−4,4%). Tutto questo legato all’andamento della Cassa con la CIG totale diminuisce del 14,4% e la CIGO del 26,2%, mentre aumenta del 14,9% la CIGS, maggiormente collegata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà”.
Sarti propone quindi di “affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile, focalizzata sul monitoraggio delle filiere prioritarie, sugli investimenti, sul rafforzamento delle competenze, sulla gestione trasparente della CIG e sulla verifica puntuale delle vertenze territoriali”.
Lodi, il dato più preoccupante
È proprio il territorio lodigiano a destare le maggiori preoccupazioni. Per il coordinatore UIL Lodi Luca Pannullo, il -21,6% dell’export rappresenta il principale campanello d’allarme dell’intero quadro regionale.
“Il dato relativo alla provincia di Lodi rappresenta il campanello d’allarme più critico dell’intero quadro regionale. Con una contrazione delle esportazioni del -21,6% su base annua, il territorio lodigiano subisce la flessione più pesante in Lombardia, evidenziando una profonda sofferenza del proprio tessuto produttivo e manifatturiero locale. Questo drammatico calo sconta la forte fragilità delle filiere territoriali e la loro elevata esposizione al rallentamento dei mercati esteri di riferimento. Per la UIL Lombardia, il caso Lodi dimostra come la tenuta della media regionale nasconda vere e proprie emergenze locali. Senza un piano straordinario di sostegno, si rischia di compromettere la tenuta occupazionale e la stabilità economica di un intero bacino industriale”.
Il dato dell’export diventa così, per Lodi, un indicatore da monitorare con particolare attenzione nei prossimi mesi. La sfida sarà capire se la forte contrazione rappresenti una fase temporanea oppure il segnale di una difficoltà più strutturale delle filiere produttive locali.