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Stangata sui carburanti nelle campagne lombarde: il gasolio vola a +65%, l’allarme di Confagricoltura

Mentre la mietitura e i raccolti estivi entrano nel vivo, gli agricoltori di Milano, Lodi e Brianza pagano a prezzo pieno i rincari. Pacchiarini: "Il credito d'imposta si è fermato a maggio, i prezzi no. Chiediamo aiuti continui o la produzione di cibo è a rischio"

Stangata sui carburanti nelle campagne lombarde: il gasolio vola a +65%, l’allarme di Confagricoltura

Il caro gasolio (+65%) e la siccità mettono in ginocchio gli agricoltori di Milano, Lodi e Monza Brianza. Confagricoltura chiede al Governo aiuti continui, poiché i crediti d’imposta sono scaduti a maggio lasciando scoperte le lavorazioni estive.

Caro gasolio, l’allarme di Confagricoltura

Mentre il Governo approva la proroga dello sconto sulle accise destinata ad automobilisti e autotrasportatori, nelle campagne della pianura lombarda si lavora a pieno ritmo per la trebbiatura del mais e i tagli dei foraggi con un aggravio economico senza precedenti. Il costo del gasolio agricolo ha toccato vette record, segnando un drammatico +65% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una stangata che colpisce al cuore le imprese agricole dei territori di Milano, Lodi e Monza Brianza, lasciate senza coperture fiscali proprio nei mesi estivi di maggior lavoro nei campi.

L’estate dei rincari

La principale misura nazionale a sostegno del settore primario — il credito d’imposta fino al 20% sugli acquisti di carburante — ha coperto soltanto le spese effettuate tra marzo e il 31 maggio 2026. Dal primo giugno in poi, proprio nel momento in cui la stagione richiede il massimo consumo di carburante per la trebbiatura, l’essiccazione dei cereali e l’irrigazione d’emergenza, gli agricoltori si sono trovati a pagare i rincari per intero.

I numeri fotografano una situazione d’emergenza: nel solo trimestre estivo, il prezzo del gasolio per uso agricolo è aumentato di un ulteriore 23%, passando da 1,177 a 1,452 euro al litro (dati rilevati dal Consorzio Agrario di Cremona su forniture di almeno 2.000 litri). Rispetto al punto più basso toccato tra fine giugno e inizio luglio, il rialzo è stato del 42%. Per fare un confronto con il mercato generale, il 26 agosto il prezzo medio nazionale del gasolio self-service per auto ha raggiunto i 2,137 euro al litro.

“I motori girano quando lo decide la terra”

A fronte delle decisioni del Consiglio dei ministri del 26 agosto — che ha rinviato a provvedimenti successivi i “sostegni selettivi” — l’associazione di categoria denuncia l’impossibilità di rinviare i lavori agricoli in attesa di tempi migliori.

“Un’azienda agricola non può decidere di consumare meno gasolio quando il prezzo sale – dichiara Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza –. I motori girano quando lo impone la stagione, non quando conviene il mercato: le lavorazioni di fine estate non si rinviano di un mese in attesa che il prezzo scenda. E il maggior costo, oggi, se lo carica interamente l’impresa”.

Francesco Pacchiarani

La siccità: consumi raddoppiati per salvare i raccolti

Ad aggravare l’impatto del caro carburante interviene la crisi idrica che sta colpendo le province lombarde. Stando agli ultimi dati di ARPA Lombardia, a fine luglio le riserve idriche regionali registravano un deficit del 50,8% rispetto alla media storica, con livelli del tutto simili alla drammatica siccità del 2022 e precipitazioni ridotte del 45%.

Nei territori dell’hinterland milanese, del Lodigiano e della Brianza — zone ad altissima vocazione agricola per mais da granella, riso, colture di secondo raccolto e foraggi per gli allevamenti da latte — la mancanza di pioggia ha imposto un uso continuativo delle idrovore e dei sistemi di pompaggio a gasolio ed elettricità.

“È la terza volta in poco più di vent’anni, dopo il 2003 e il 2022, che ci troviamo a gestire una siccità di questa portata – prosegue Pacchiarini –. Il paradosso è evidente: meno acqua significa più ore di pompaggio, più gasolio bruciato, più corrente per i sollevamenti. Il costo cresce due volte, per il prezzo del gasolio e per le ore in più in cui lo bruciamo, mentre il raccolto va nella direzione opposta”.

“L’agricoltura non può essere una voce residuale”

Il credito d’imposta del 20% ottenuto per la primavera mette a disposizione circa 90 milioni di euro a livello nazionale (con domande ad AGEA entro il 30 settembre e compensazione entro il 31 dicembre, per un massimo di 50.000 euro a impresa). Tuttavia, l’assenza di coperture per la stagione estiva rischia di vanificare gli sforzi.

“Il credito d’imposta è un risultato che abbiamo ottenuto e che rivendichiamo – sottolinea il presidente –. Ma copre la primavera, e l’estate è rimasta fuori proprio mentre il prezzo correva e i campi erano al lavoro. Chiediamo al Governo un intervento che alleggerisca il costo del gasolio anche per i mesi scoperti. L’agricoltura non può essere una voce residuale dei provvedimenti sui carburanti: se si interviene per l’autotrasporto e per le famiglie, non si comprende perché debba restarne fuori il settore che produce il cibo”.

Le imprese agromeccaniche

Un ulteriore punto critico riguarda la situazione delle imprese agromeccaniche. Pur essendo destinatarie del gasolio agevolato (DM 454/2001), l’ultimo decreto attuativo di luglio ha confermato la loro esclusione dal credito d’imposta, riservando la misura unicamente a chi possiede la qualifica formale di “agricoltore in attività”.

Una scelta penalizzante per il tessuto agricolo di Milano, Lodi e Monza Brianza, dove la gran parte delle lavorazioni pesanti e dei raccolti viene svolta proprio da ditte terze specializzate.

“Nelle nostre province gran parte della raccolta e delle lavorazioni pesanti è affidata ai contoterzisti: se il loro costo del gasolio non viene compensato, il rincaro si trasferisce comunque sull’agricoltore sotto forma di tariffa più elevata – conclude Pacchiarini –. La loro esclusione non produce alcun risparmio per il bilancio dello Stato: si limita a spostare il problema. Serve una misura strutturale e non emergenziale, che riconosca al settore primario un trattamento fiscale coerente con il fatto che il carburante, per noi, è una materia prima”.