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Morti sul lavoro a Lodi: 3 vittime nel primo semestre 2026. La provincia resta in Zona Rossa

Nel territorio lodigiano registrati 3 decessi in occasione di lavoro e 0 in itinere. L'incidenza della mortalità supera nettamente la media regionale: il punto sui dati dell'Osservatorio Vega

Morti sul lavoro a Lodi: 3 vittime nel primo semestre 2026. La provincia resta in Zona Rossa

Nel primo semestre del 2026, la provincia di Lodi registra 3 morti sul lavoro e un’incidenza di mortalità pari a 29,8 decessi per milione di occupati. Il dato colloca il territorio lodigiano in zona rossa, superando nettamente la media regionale del rischio.

Morti sul lavoro a Lodi

Tre vite spezzate nei primi sei mesi del 2026: è questo il pesante bilancio delle vittime del lavoro nel territorio provinciale di Lodi. A tracciare la mappa dell’emergenza è il report semestrale dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre. Sebbene la Lombardia mostri una lieve flessione complessiva dei decessi (-3,8%), la provincia lodigiana si posiziona in zona rossa per livello di rischio, guidando la classifica regionale con un indice di mortalità pari a 29,8 decessi per milione di occupati — un valore che supera di gran lunga la media regionale (11,6) e quella nazionale (14,5).

I dati della provincia di Lodi

Entrando nel dettaglio dei dati aggiornati al 30 giugno 2026, la provincia di Lodi registra un totale di 3 infortuni mortali. Di questi, tutti e 3 si sono verificati direttamente in occasione di lavoro all’interno dei cantieri, delle fabbriche o delle aziende agricole del territorio, mentre non si sono registrati decessi in itinere. Sebbene in termini assoluti il dato lodigiano appaia contenuto se paragonato ai grandi poli industriali o metropolitani — come Milano (21 decessi totali) o Brescia (15 decessi) —, il calcolo relativo all’incidenza della popolazione occupata posiziona Lodi al vertice assoluto della criticità. Con un indice di 29,8 morti per milione di occupati, Lodi si colloca in zona rossa insieme alle province di Mantova (27,2) e Brescia (24,9), staccando nettamente la media di rischio della Lombardia (11,6) e posizionandosi al primo posto per livello di emergenza.

La mappa del rischio in Lombardia

Il panorama regionale della sicurezza presenta profonde differenze tra le varie province. La mappatura dell’Osservatorio Vega evidenzia un vero e proprio “allarme rosso” nei territori limitrofi, con ben tre province lombarde entrate nella fascia a massimo rischio d’Italia: Lodi (incidenza 29,8), Mantova (27,2) e Brescia (24,9).

In totale, nei primi sei mesi dell’anno, in Lombardia sono stati registrati 75 decessi complessivi (3 in meno rispetto al medesimo periodo del 2025), dei quali 53 sul posto di lavoro e 22 in itinere. Nonostante il leggero calo percentuale del 3,8%, la regione si conferma purtroppo “maglia nera” nazionale per numero assoluto di vittime.

Stranieri e over 55 tra le categorie più vulnerabili

Oltre alla geografia del rischio, le statistiche elaborate dagli esperti mostrano dinamiche sociali e anagrafiche ben precise a livello regionale. Particolarmente drammatico è il dato che riguarda i lavoratori di nazionalità straniera: delle 53 vittime registrate in occasione di lavoro in Lombardia, ben 19 erano straniere (pari a quasi il 36% del totale), a fronte di 12.937 denunce di infortunio complessive inoltrate da lavoratori stranieri.

Per quanto riguarda le fasce d’età, la fascia maggiormente colpita sul lavoro resta quella dei lavoratori maturi compresi tra i 55 e i 64 anni (22 decessi in regione), seguita dalla fascia 45-54 anni (11 casi) e dagli anziani over 65 (8 casi). Parallelamente, si registra una crescita generale delle denunce di infortunio totali in Lombardia, salite a quota 60.532 a fine giugno 2026 (rispetto alle 56.641 dell’anno precedente). Tra i settori più colpiti spiccano le Attività Manifatturiere (7.451 denunce), seguite da Trasporto e Magazzinaggio (3.154), Commercio (3.026), Sanità (2.937) e Costruzioni (2.788).

“Servono interventi mirati sul territorio”

A commentare l’istantanea scattata dal report sul primo semestre del 2026 è intervenuto direttamente l‘Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che ha sottolineato la necessità di non abbassare la guardia di fronte ai soli dati percentuali:

“Il calo complessivo dei decessi rispetto al primo semestre del 2025 è un segnale positivo, ma non deve nascondere le criticità che emergono da una lettura più approfondita dei dati. La Lombardia resta la regione con il maggior numero di vittime e, dietro un’incidenza di mortalità inferiore di circa il 20% alla media nazionale, presenta forti squilibri territoriali. A Lodi, Mantova e Brescia il rischio è particolarmente elevato. Desta forte preoccupazione, inoltre, il dato dei lavoratori stranieri: le vittime rappresentano quasi il 36% del totale. Anche la concentrazione dei decessi nella fascia tra i 55 e i 64 anni e la crescita delle denunce di infortunio, impongono di leggere il fenomeno nelle sue diverse dimensioni. La priorità deve essere trasformare i dati in interventi mirati, rafforzando la prevenzione nei territori e nei comparti più critici”.

I dati del primo semestre 2026 confermano che la prevenzione, la formazione e la tutela della salute sui luoghi di lavoro rappresentano una priorità non rinviabile, sia per la pianificazione regionale sia per la cronaca e la tutela della comunità locale lodigiana.