Una storica vincita al Superenalotto avvenuta a Lodi nel 2019 sfocia in una singolare contesa giudiziaria dopo l’improvvisa morte del neo-milionario. La seconda moglie, erede universale del patrimonio, dovrà versare circa 5mila euro al mese di assegno successorio alla prima moglie.
La maxivincita al SuperEnalotto
Tutto è iniziato nel 2019 all’ombra del Torrione, con una sosta casuale per una giocata al Superenalotto entrata di diritto nella storia della schedina: un jackpot record da ben 220 milioni di euro centrato proprio a Lodi. Oggi, a distanza di anni, quella favolosa vincita riemerge al centro di una contesa giudiziaria, che vede contrapposte due donne sconosciute l’una all’altra ma unite dal destino, dal patrimonio e dalla prematura scomparsa dell’uomo che l’aveva vinta.
Dalla vincita record al cambio di vita
Il fortunato protagonista della giocata lodigiana era un camionista padovano, classe 1970. Durante una delle sue consuete trasferte di lavoro a Lodi, si era fermato per tentare la fortuna, incassando un bottino strabiliante pari a circa 180 milioni di euro netti, una volta liquidate le imposte statali.
Sconvolto ma determinato a riorganizzare la propria esistenza, l’autotrasportatore aveva repentinamente cambiato vita: dimissioni immediate dal lavoro, investimenti finanziari, una nuova dimora e auto di lusso. Nel medesimo contesto si era consumata la definitiva rottura con la prima moglie, una 53enne originaria di Varese impiegata come addetta alle pulizie, dalla quale era di fatto già separato al momento del colpo di fortuna a Lodi.
Il divorzio breve, il secondo matrimonio e l’improvviso lutto
Per sancire l’addio, i due avevano optato per la formula del “divorzio breve”, pattuendo un assegno divorzile di 6.300 euro mensili a sostegno delle necessità economiche della donna. Riacquistata la libertà sentimentale, l’ex camionista aveva intrapreso una nuova relazione con una 37enne originaria di Chieti, convolando a nozze con lei il 24 luglio 2025 e stabilendosi a Padova.
Il quadro si è incrinato drammaticamente il 28 giugno successivo, quando l’uomo è venuto a mancare all’improvviso. In assenza di figli, genitori o fratelli, e senza altri eredi legittimi a cui destinare il patrimonio multimilionario derivato dalla storica schedina giocata a Lodi, la seconda moglie è divenuta formalmente l’erede universale di tutte le sostanze.
La richiesta dell’assegno successorio
Con l’improvviso decesso del benestante ex marito, il versamento dell’assegno divorzile mensile destinato alla prima coniuge è inevitabilmente cessato. Tuttavia, in base alle norme del diritto di famiglia italiano, i doveri assistenziali legati al patrimonio dell’estinto non si estinguono del tutto, ma si trasferiscono a carico dell’eredità.
La prima moglie si è quindi rivolta all’Associazione Italia per far valere i propri diritti. La seconda coniuge (37enne originaria di Chieti) dovrà ora versare all’ex moglie (53enne di Varese) una cifra che, sulla base dei primi conteggi legali, si attesterà attorno ai 5.000 euro al mese.
“Nella giurisprudenza è pacifica la natura dell’assegno successorio, che è a carico dell’erede o degli eredi. Se ricorrono le condizioni previste dalla legge, ovvero se la persona versa in condizioni di bisogno, se già percepisce un assegno divorzile e se non ha contratto un nuovo matrimonio, si ha diritto a chiedere l’assegno successorio”, ha spiegato all’AGI Francesco Marino, legale rappresentante dell’Associazione Italia, che con un pool di avvocati si occupa di diritto di famiglia.
L’intricato caso, che tiene insieme la cronaca locale di Lodi, le controversie giudiziarie sul diritto di famiglia e l’eco di una delle vincite più alte mai registrate in Italia, attende ora la definizione formale dei conteggi per sancire la misura definitiva dell’assegno che la giovane erede universale dovrà corrispondere alla prima moglie dell’ex camionista.