SANITA' E ASSISTENZA

Demenza e Alzheimer: il Centro dell’ASST di Lodi assiste duemila pazienti

Il team multispecialistico guidato dalla neurologa Sarah Sperber punta sulla diagnosi precoce per rallentare il declino delle capacità funzionali

Demenza e Alzheimer: il Centro dell’ASST di Lodi assiste duemila pazienti

Il Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) dell’ASST di Lodi gestisce attualmente un bacino di circa 2.000 utenti, composto in prevalenza da soggetti di sesso femminile e in età avanzata.

I sintomi e il percorso diagnostico

I dati epidemiologici mondiali indicano una crescita esponenziale della patologia, con una previsione di 130 milioni di malati entro il 2056, mentre in Italia si contano già 600.000 persone affette da Alzheimer. Solo nell’ultimo anno, il presidio lodigiano ha registrato 500 nuovi accessi per prime visite.

Il servizio accoglie “tutti coloro che hanno deciso di farsi valutare, indirizzati anche dal proprio medico curante, avendo percepito un deficit delle proprie capacità cognitive”, chiarisce la responsabile medica Sarah Sperber. La sintomatologia segnalata dai pazienti riguarda spesso la memoria, l’orientamento, il comportamento, il riconoscimento di volti e oggetti, l’attenzione e il linguaggio. Per accertare il quadro clinico, il team effettua esami neurologici e neuropsicologici, ricorrendo se necessario a test di neuroimaging come risonanza magnetica e tac.

Prevalenza delle patologie e diagnosi precoce

Secondo l’esperta, la casistica del centro si divide tra un 30% di soggetti con disturbi cognitivi minori e un 70% che presenta una demenza conclamata. Di quest’ultima quota, il 60% è riconducibile all’Alzheimer.

“Sempre più frequente, negli ultimi tempi – racconta la neurologa – l’accesso al servizio di soggetti che hanno sviluppato disturbi cognitivi, cosiddetti minori, difficili da classificare come demenza”. Intervenire tempestivamente è fondamentale: “Anche in questo ambito riesce a intercettare l’incipienza della malattia o i disturbi cognitivi lievi e operare precocemente sui soggetti che hanno percepito o cominciato a percepire una deflessione delle proprie capacità è decisivo perché l’intervento terapeutico o incidente sui fattori di rischio possa risultare efficace nel prevenire o ritardare, (nel 45% dei casi spiega la letteratura scientifica), l’insorgenza di una demenza”.

Il nuovo percorso assistenziale e il team

Oltre alle terapie farmacologiche atte a rallentare il decorso, l’ASST ha strutturato un nuovo protocollo per la presa in carico globale.

“Abbiano definito a questo proposito – dice la dottoressa Sperber – un PDTA, un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (attualmente in fase di approvazione) che si fa carico di tutte le necessità, anche medico legali, che la fragilità del paziente impone”.

La squadra operativa, oltre alla responsabile, vede impegnate le specialiste Valeria Badioni e Francesca Vignaroli, la neuropsicologa Eleonora Grossi (“il suo ingresso nella squadra ha consentito alla nostra macchina di ingranare la sesta”, sottolinea Sperber) e la case manager Giulia Guarnieri, figura di coordinamento per i malati e i loro caregiver.