Un richiedente asilo di 22 anni è stato arrestato a Lodi dopo mesi di violenze e minacce di morte ai danni degli operatori di un centro d’assistenza. Già coinvolto in un’aggressione col coltello, il giovane è finito in carcere dopo essersi rifiutato di indossare il braccialetto elettronico.
Terrore al centro d’accoglienza
L’escalation di violenza che per mesi ha tenuto sotto scacco gli operatori del centro accoglienza di Lodi si è conclusa l’11 marzo 2026, quando gli uomini della Squadra Mobile hanno stretto le manette ai polsi di un cittadino somalo di 22 anni. Il giovane, richiedente asilo con numerosi precedenti, è stato trasferito in carcere dopo aver trasformato la vita dei responsabili della struttura in un incubo fatto di soprusi e intimidazioni.
Clima di costante intimidazione
L’indagine è scattata a seguito delle ripetute denunce sporte da uno dei responsabili dell’Area Grave Emarginazione di Lodi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe instaurato un vero e proprio regime di prevaricazione: pretendeva di accedere a servizi dai quali era stato escluso, come la mensa e le docce, ignorando sistematicamente i regolamenti.
Minacce di morte, armato di cacciavite
Ogni rifiuto da parte del personale scatenava reazioni furiose. In un episodio, il 22enne si è presentato nella struttura armato di un cacciavite, urlando minacce di morte contro tutti i presenti. Un clima di tensione che ha spinto le vittime a uno stato di ansia tale da rendere necessario il ricorso a cure specialistiche.
L’aggressione col coltello
Il lavoro della Squadra Mobile non si è fermato ai fatti interni alla struttura. Una meticolosa attività investigativa ha permesso di collegare il giovane a un altro efferato episodio di cronaca, rimasto inizialmente senza un colpevole.
L’indagato è stato infatti identificato come l’autore di una brutale aggressione ai danni di un altro cittadino extracomunitario. Durante l’assalto, la vittima è stata colpita al volto con un coltello e una bottiglia di vetro, riportando la frattura della mandibola e rendendo necessario un delicato intervento chirurgico con una prognosi complessiva di 51 giorni.
Il rifiuto del braccialetto elettronico
Inizialmente, il G.I.P. del Tribunale di Lodi aveva tentato una misura più lieve, disponendo il divieto di avvicinamento alle vittime con l’obbligo del braccialetto elettronico. Tuttavia, nel momento cruciale dell’installazione, il 22enne ha mostrato il suo volto più intransigente: si è opposto formalmente al dispositivo, rifiutandosi di collaborare con le autorità.
Portato in carcere
Di fronte all’impossibilità di garantire la sicurezza delle parti offese con il monitoraggio a distanza, il magistrato ha revocato la misura meno afflittiva, disponendo l’immediata custodia cautelare in carcere. Il giovane si trova ora nel penitenziario di Lodi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, per l’indagato, vige la presunzione di non colpevolezza fino all’eventuale sentenza di condanna definitiva.