Patrizia Baffi (FdI) chiede alla Regione Lombardia di aggiornare i censimenti sul lupo, giudicando insufficienti le attuali soglie di prelievo basate su dati obsoleti. L’obiettivo è proteggere allevatori e cittadini, anche nel Lodigiano, attraverso una gestione pragmatica e numeri coerenti con la reale presenza sul territorio.
Emergenza Lupi in Lombardia
Il lupo non è più un tabù normativo, ma la sua gestione in Lombardia rischia di scontrarsi con numeri lontani dalla realtà del territorio. È questo il fulcro dell’interrogazione a risposta immediata presentata in Consiglio Regionale da Patrizia Baffi, esponente di Fratelli d’Italia, che chiede alla Regione un cambio di passo deciso nel contenimento della specie, alla luce del nuovo scenario legislativo europeo e nazionale.
Dal declassamento alla gestione attiva
Il quadro normativo sta vivendo una metamorfosi profonda. Grazie al declassamento del lupo nell’ambito della Convenzione di Berna e alla successiva revisione della Direttiva Habitat, si è aperta per la prima volta la porta a una gestione più equilibrata e meno vincolata.
“Siamo davanti a un passaggio storico”, spiega Patrizia Baffi. “Il Parlamento italiano sta già recependo queste nuove disposizioni. Ora è fondamentale che la Regione Lombardia chiarisca come intende muoversi per tutelare allevatori, agricoltori e cittadini“.

Il “caso Lodigiano”
Il tema tocca da vicino il territorio del Lodigiano, dove il fenomeno ha assunto proporzioni inedite. Negli ultimi tre anni, gli avvistamenti sono cresciuti esponenzialmente, portando a criticità economiche e sociali non più trascurabili.
Un dato, in particolare, fotografa l’anomalia locale: negli ultimi quattro anni sono stati almeno 11 i lupi rimasti uccisi sulle strade del Lodigiano, una cifra che Baffi definisce senza mezzi termini “un numero inedito a livello nazionale”, segno di una presenza ormai massiccia e fuori controllo nelle aree rurali.
La critica a ISPRA
Al centro della polemica ci sono le stime fornite dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). La proposta attuale prevede per la Lombardia il prelievo di appena 1 o 2 esemplari all’anno, una quota giudicata del tutto inadeguata dalla consigliera di FdI.
“Queste cifre si basano su censimenti riferiti al periodo 2020-2022, quando la popolazione era sensibilmente inferiore a quella odierna”, incalza Baffi. “Le decisioni devono poggiare su basi attuali e realistiche. Non possiamo permetterci politiche basate su fotografie sfocate del passato”.
Gli assessori competenti, Alessandro Beduschi (Agricoltura) e Gianluca Comazzi (Territorio), hanno confermato la volontà di aggiornare il monitoraggio una volta completato l’iter della Legge delega nazionale. L’obiettivo è portare in Conferenza Stato-Regioni la richiesta di rivedere i criteri di calcolo e incrementare le soglie di contenimento.
“Tutela della biodiversità e difesa del lavoro agricolo non sono in contrapposizione”, conclude Baffi. “Serve pragmatismo: la Lombardia deve essere pronta con strumenti adeguati e numeri coerenti per garantire la sicurezza delle comunità locali e l’equilibrio degli ecosistemi”.