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Chiusura Airpack, 2 milioni di euro di perdite. Priori di Cisl: “Utilizzare ammortizzatori sociali è possibile”

Trenta operai, dieci impiegati e un dirigente coinvolti: Priori (Femca Cisl) conferma la gravità della situazione e la speranza di trovare soluzioni alternative

Chiusura Airpack, 2 milioni di euro di perdite. Priori di Cisl: “Utilizzare ammortizzatori sociali è possibile”

Si terrà lunedì 23 febbraio 2026 il prossimo confronto tra lavoratori e azienda, come dichiarato dal segretario generale della Femca Cisl, Stefano Priori, che ha presenziato all’incontro tenutosi lunedì con i 40 lavoratori e il dirigente per comunicare la chiusura definitiva dell’ex Airpack di Ossago Lodigiano, acquistata nel 2019 dalla multinazionale Abriso.

Chiusura dell’ex Airpack

L’incontro con Rsu e segreterie territoriali di Femca Cisl e Filctem Cgil, seguito da una breve visita ai lavoratori per testimoniare la propria presenza e comunicare direttamente la situazione ai diretti interessati, visibilmente preoccupati e colti di sorpresa da una notizia che non si sarebbero mai aspettati.

Consapevoli delle difficoltà della società, speravano di ricevere notizie migliori, ma hanno dovuto fare i conti con una brutta batosta: 30 operai, 10 impiegati (7 donne e 3 uomini) più il dirigente.

Airpack sede

“Quando abbiamo anticipato la comunicazione ai lavoratori, c’è stata sorpresa: erano consapevoli delle difficoltà, ma si aspettavano cassa integrazione ordinaria, non la chiusura. L’età media è tra i 45 e i 50 anni, quindi il ricollocamento è complesso; ci sono famiglie monoreddito e molta preoccupazione. Abbiamo chiesto di mantenere la calma almeno fino al 23 febbraio, per gestire l’aspetto emotivo ed essere lucidi nelle azioni. Qualsiasi iniziativa o protesta sarà seguita da noi per evitare danni.” afferma il segretario generale.

Secondo quanto illustrato dalla direzione durante l’incontro, la decisione è maturata a fronte dei pesanti bilanci in perdita degli ultimi tre anni e dei tentativi falliti di rilanciare fatturato e ordinativi attraverso diversi piani industriali. L’azienda ha registrato un calo del 50% del fatturato in tre anni e un margine operativo negativo, con oltre 2 milioni di euro di perdite nel 2025.

“In passato era stata fatta anche cassa integrazione ordinaria, ma non è bastata a evitare la scelta definitiva dell’azienda, che ha deciso di non investire più su questo sito. Le prospettive per il 2026 erano di un ulteriore peggioramento.”

I prossimi sviluppi

Per il momento la situazione rimane invariata fino al prossimo incontro che si terrà nel pomeriggio di lunedì. I sindacati parleranno inizialmente con i lavoratori e poi con la società per avviare una trattativa. La speranza, come confermato dal segretario generale della Femca Cisl Stefano Priori, è che il sito venga acquistato per mantenere la massima occupazione; qualora non dovesse accadere, si dovranno valutare soluzioni alternative.

“Noi abbiamo scelto di parlare ai lavoratori prima dell’incontro ufficiale, per prepararli emotivamente a una comunicazione che la proprietà avrebbe dato in modo più freddo. Lunedì 23 febbraio faremo una vera assemblea per definire un piano d’azione. Poi, alle 15:30, avremo un incontro con l’azienda per avviare la trattativa: dal 16 febbraio, con la PEC di avvio della procedura, partono i 45 giorni territoriali e i 75 regionali previsti dalla legge 223 sul licenziamento collettivo.” continua Stefano Priori.

Stefano Priori – Segretario Generale

“Abbiamo già fatto una prima richiesta: prenderci del tempo e utilizzare ammortizzatori sociali come la cassa integrazione straordinaria, nell’ottica di cercare entro dodici mesi un eventuale compratore. È un’azienda storica del territorio: anche con numeri ridotti, sarebbe grave dismettere completamente il sito produttivo, soprattutto in un territorio che ha già altri problemi occupazionali. La nostra priorità è mantenere il sito e la massima occupazione. La speranza è trovare un compratore o qualcuno interessato a subentrare alla multinazionale, per mantenere il sito produttivo.”