Reddito di cittadanza stranieri: regole in stile “caso mensa di Lodi”, feroci polemiche

Le regole del "modello mensa lodigiano", bocciate dal Tribunale di Milano, sono passate in Senato come criteri per l'accesso al reddito di cittadinanza per gli stranieri.

Reddito di cittadanza stranieri: regole in stile “caso mensa di Lodi”, feroci polemiche
Lodi, 25 Febbraio 2019 ore 10:17

Al Senato è passato quello che è stato già ribattezzato da alcuni siti nazionali di informazione come Linkiestal’emendamento-Lodi, il motivo è che per ottenere il famoso reddito di cittadinanza le regole ricalcano il modello del regolamento Casanova sul caso mensa, stroncato poi dal Tribunale di Milano.

Reddito di cittadinanza

L’emendamento approvato al Senato che regolamenta l’accesso per gli stranieri al reddito di cittadinanza, adotta criteri che ricalcano il famoso regolamento della bufera esperito dalla giunta leghista Casanova e, successivamente, bocciato dal Tribunale di Milano a causa della sua natura, ritenuta discriminatoria.

L’emendamento

In estrema sintesi: il regolamento lodigiano prevedeva che i cittadini stranieri per accedere alle prestazioni sociali agevolate (come mensa e pullmino per la scuola dei bambini) dovessero dimostrare di non avere possedimenti di alcuna natura nei paesi di origine. Il problema è che in alcuni di questi Stati non esiste neppure il catasto e neppure archivi informatizzati. Da questo l’impossibilità, per alcuni stranieri, di presentare la documentazione richiesta, finendo così a pagare la fascia più alta delle rette. Dal canto proprio la Casanova, per fronteggiare questi impedimenti, aveva parlato dell’intenzione di valutare caso per caso. Ora si riaccende la polemica in quanto questo criterio, se Mattarella dovesse firmare, verrà riproposto per l’accesso al reddito di cittadinanza.

Qui l’emendamento che vede fra i primi firmatari il senatore lodigiano Augussori.

L’intervento di Asgi

Sulla questione è già intervenuta anche Asgi, (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) – formata da un gruppo di avvocati, giuristi e studiosi, che ha, nel tempo, contribuito con suoi documenti all’elaborazione dei testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza, promuovendo nel dibattito politico-parlamentare e nell’operato dei pubblici poteri la tutela dei diritti nei confronti degli stranieri. L’associazione che ha condotto la battaglia in Tribunale proprio contro il “modello lodigiano”

L’emendamento ci appare del tutto illogico e meramente vessatorio e non possiamo esimerci dal chiederci :

“Perché usare lo strumento amministrativo come un Decreto ministeriale per stabilire l’elenco degli Stati dove è “oggettivamente impossibile” procurarsi la documentazione richiesta quando la Costituzione prevede l’obbligo di emanare le norme che regolano la vita degli stranieri in Italia con una legge? Di nuovo, si violerebbe la nostra Costituzione che prevede la riserva di Legge all’art. 10, comma 2.  Alla data di avvio delle domande (prevista per 6 marzo 2019) inoltre, il Decreto del Ministero del lavoro non potrà essere ancora in vigore e dunque non si sa cosa accadrà agli stranieri che vorranno, come loro diritto,  presentare  domanda.”

Commenta l’associazione, e aggiunge:

Inoltre con quali criteri verrà stilato l’elenco degli Stati dove è “oggettivamente impossibile” procurarsi la documentazione richiesta ? Esistono i Paesi nei quali è “oggettivamente impossibile” procurarsi i documenti, ma accadrà molto più frequentemente che procurarsi il documento sarà soltanto “molto difficile”. Si pensi agli Stati dove ciascuna municipalità può attestare l’inesistenza del reddito o patrimonio solo nell’ambito del territorio municipale. Il che costituirà un ulteriore gravissimo ostacolo all’accesso degli stranieri che va aggiungersi a quello del titolo di soggiorno e dei 10 anni di residenza.

ASGI manifesta sconcerto nel constatare che ancora una volta le spinte razziste e xenofobe conducano il Parlamento a prendere decisioni non solo in contrasto con la Costituzione, ma anche illogiche e assurde, che – se non vi sarà una immediata marcia indietro – porteranno ad esclusioni illegittime dal Reddito di Cittadinanza,  provocando un aumento del contenzioso con danni per tutta la collettività.

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