Ospedale Codogno, Gallera: pronto soccorso pediatrico non chiuderà

Chiesto uno sforzo al personale. Ricognizione in altre strutture per reclutare i pediatri mancanti.

Ospedale Codogno, Gallera: pronto soccorso pediatrico non chiuderà
Casalpusterlengo, 28 Aprile 2018 ore 16:16

Ospedale Codogno: Gallera assicura che non chiuderà il 1° maggio.

Ospedale Codogno: pronto soccorso pediatrico

“Sono consapevole delle difficoltà in cui si trova, a causa della carenza d’organico, il personale del Pronto soccorso pediatrico dell’ospedale di Codogno e posso garantire che sto percorrendo ogni strada per trovare una soluzione, tuttavia ho chiesto al direttore generale dell’Asst Luigi Rossi di compiere tutti gli atti necessari per convincere i professionisti in servizio, anche attraverso gli strumenti amministrativi in suo possesso, a compiere uno sforzo affinché l’attività non si fermi il prossimo 1 maggio e i piccoli pazienti continuino a ricevere assistenza”. Lo rende noto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera in seguito alla presunta chiusura del Pronto Soccorso pediatrico dell’ospedale di Codogno, annunciata per il prossimo 1 maggio.

Reperire i pediatri mancanti

“Comprendo e ringrazio i professionisti che operano nel Pronto soccorso e mi rendo conto di chiedere loro un sacrificio – ha sottolineato l’assessore – . Posso però garantire che insieme al Direttore generale della Dg Welfare Giovanni Daverio ci siamo già attivati presso le più importanti realtà ospedaliere regionali per reperire i pediatri necessari a garantire la normale attività del reparto”.

Cattiva programmazione nazionale

“Purtroppo – ha concluso Gallera – come ho spiegato qualche giorno fa a Codogno, la carenza di alcune figure, come i pediatri, è dovuta a una cattiva programmazione nazionale dei corsi di specialistica che non ha tenuto conto del personale che andava in pensione e del fabbisogno dei territori. Attendiamo che il nuovo Governo nazionale si insedi affinchè si possa riprendere il dialogo su questo tema e si ponga una soluzione ad un problema che rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema sanitario italiano”.

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