Caritas Lodigiana contro Decreto Sicurezza: “Con le ruspe si finge di rimuovere il disagio”

Don Andrea Tenca, direttore della Caritas Lodigiana, parla di "Decreto insicurezza" basato su un consenso politico facile.

Caritas Lodigiana contro Decreto Sicurezza: “Con le ruspe si finge di rimuovere il disagio”
Lodi, 03 Dicembre 2018 ore 11:20

A parlare forte e chiaro è Don Andrea Tenca, direttore della Caritas Lodigiana che tuona contro quello che ribattezza “Decreto insicurezza”.

Caritas Lodigiana

Don Tenca propone una riflessione pubblica che, senza mezzi termini, mette alla berlina il Decreto Sicurezza del Governo gialloverde. Non soltanto la Caritas Lodigiana, però, sta lanciando l’allarme in relazione alle derive del Decreto. Dall’altra parte della Lombardia, nel Lecchese, anche i colleghi di GiornalediLecco.it hanno raccolto le preoccupazioni di Luciano Gualzetti, che della Caritas è direttore.

“Dopo post social, annunci con selfie, parole rancorose cariche di disprezzo per gli stranieri; dopo silenzi assordanti, appiattimenti supini su frasi razziste, voltafaccia opportunistici è stato approvato, passando attraverso due voti parlamentari di fiducia, il Decreto INSICUREZZA sull’immigrazione. Il maiuscolo non vuole sottolineare un errore di stampa, ma piuttosto la verità circa gli effetti che il provvedimento legislativo voluto dall’attuale governo sta producendo nelle nostre strade. Anche il tempo verbale utilizzato non è un errore, perché purtroppo la campagna mediatica nella quale siamo immersi, non riesce a far comprendere che questo decreto in alcune sue parti è già applicato e sta già dunque producendo emarginazione ed esclusione.”

Integrazione come un disvalore

“IL DECRETO INSICUREZZA PARTE DA UNA LOGICA PER LA QUALE L’INTEGRAZIONE È UN DISVALORE e dunque va combattuta, rimossa, ostacolata. Il valore che esprime questo decreto è semplicemente la volontà di impedire l’inserimento sociale, lavorativo, culturale delle persone straniere. Il pregiudizio di fondo, consapevolmente falso e non fondato sulla realtà ma solo sul percepito, è che lo straniero sia un usurpatore della nostra sicurezza, un potenziale delinquente, un approfittatore delle nostre ricchezze.”

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Prosegue poi:

“Il decreto INSICUREZZA e le indicazioni ministeriali di questi mesi hanno già prodotto l’uscita dai Centri di accoglienza straordinaria di persone singole, di donne sole, di famiglie con bambini che non avevano terminato il loro percorso integrativo e che ora si trovano in qualche casa occupata o bussano alle porte dei nostri comuni o delle chiese per chiedere aiuto. Forse pochi se ne sono accorti perché la paura di essere scoperti nelle nuove situazioni di irregolarità in cui si sono ritrovati o si ritroveranno a breve li porta a rendersi invisibili agli occhi di chi è arrivato a credere che la vita di uno straniero in Italia sia una pacchia, dimenticandosi che sono proprio loro che fanno i lavori più umili che nessun italiano vuole più fare, spesso in condizioni di sfruttamento economico e sociale, costretti ad accettare lavori sottopagati e non garantiti. Dopo la crescita esponenziale dei morti in mare per via della politica dei porti chiusi, il decreto INSICUREZZA sta già provocando le morti in terra, giovani uomini e giovani donne che stanno entrando nella clandestinità, e che forse un giorno per uscirne andranno ad alimentare quei fenomeni che generano proprio l’insicurezza che avvertiamo come il solo problema sociale.SENTO NELLA MIA COSCIENZA CHE UN GIORNO DIO CI CHIEDERÀ CONTO DI QUESTO SANGUE, COME FECE CON CAINO, PERCHÉ LUI SI OSTINA A PENSARE ALL’UMANITÀ INTERA COME UNA FRATERNITÀ UNIVERSALE.”

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Questioni burocratiche

Don Tenca pone inoltre l’accento sulle conseguenze burocratiche:

“Il decreto INSICUREZZA impedisce già da alcuni mesi ai richiedenti asilo di accedere alla residenza anagrafica ed avere una regolare carta di identità, unico strumento in Italia per avere un contratto di lavoro, in attesa che il mondo dell’impresa realizzi che l’assunzione può essere fatta anche attraverso un permesso di soggiorno. Così, in questi mesi, chi aveva trovato quel lavoro che poteva integrarlo non ha potuto regolarizzarlo e si trova oramai privo di un indispensabile strumento di integrazione, la cui assenza già nel presente rende problematico l’accesso ai servizi sanitari ed un domani gli impedirà di accedere alle prestazioni sociali. Il decreto INSICUREZZA e le disposizioni arrivate dal ministero in questi mesi hanno già trasformato gli operatori dell’accoglienza in esecutori di espulsioni, tagliando i tempi per accompagnare l’integrazione ed avviare processi di inserimento abitativo e lavorativo. Accade così che è diventato impossibile chiedere una proroga dell’accoglienza anche quando essa sia giustificata da motivi di salute o più semplicemente per concludere favorevolmente un processo di inserimento abitativo.”

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“Alla ricerca di un facile consenso politico”

“Il decreto INSICUREZZA ha un chiaro obiettivo: creare fragilitàesclusione ed emarginazione sociale, dopo sarà più facile continuare a creare consenso con i post dispregiativi, i selfie arroganti, gli slogan riduttivi, magari utilizzando la ruspa per far finta di rimuovere il disagio che si è creato, spostandolo di qualche metroIl decreto INSICUREZZA sta creando il contrario di ciò che annuncia, perché il suo obiettivo non è quello di costruire una società coesa, ma solo costruire un facile consenso politico. Il decreto INSICUREZZA è legge ed ora la pacchia è finita: ci sarà più insicurezza. L’odio quello invece era già stato seminato.”

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