Sì alle attenuanti generiche

Tavazzano, guardia giurata uccise il cugino per gelosia: condannato a 22 anni di carcere

E' arrivato il verdetto della Corte d'Assise di Milano.

Tavazzano, guardia giurata uccise il cugino per gelosia: condannato a 22 anni di carcere
Alto Lodigiano, 02 Luglio 2020 ore 10:27

Si è pronunciata ieri, 1 luglio 2020, la Corte d’Assise di Milano: 22 anni di carcere e tre anni di libertà vigilata per Sebastian Ganci, l’ex guardia giurata di 41anni che l’estate scorsa, l’11 agosto 2019, uccise a colpi di pistola il cugino Amato Dipaola per gelosia.

Cosa successe quell’11 agosto 2019

Nella notte tra sabato 10 e domenica 11 agosto 2019, finito il turno di lavoro, Ganci era tornato a casa – nello stabile ex Aler in via di Vittorio a Tavazzano – e per gelosia verso le 6 di mattina era scoppiata una violenta lite con il cugino, in presenza di una 17enne contesa tra i due. Ganci aveva poi sparato cinque colpi di pistola di cui tre hanno colpito il cugino, che si era accasciato al suolo vicino alla porta d’ingresso. Subito dopo l’omicidio Ganci era salito in macchina obbligando la giovane a seguirlo e imboccando l’autostrada verso Sud, probabilmente con l’obiettivo di scappare il più lontano possibile. Durante la tentata fuga la 17enne era però riuscita a convincerlo a farla scendere dall’auto, facendosi lasciare nell’area di servizio di Somaglia dove aveva prontamente dato l’allarme.

Ganci si era poi diretto dalla sorella confessandole quanto accaduto e lei aveva dato l’allarme nella speranza di poter salvare il cugino ma, all’arrivo dei soccorsi, per Dipaola non c’era stato nulla da fare. Gli agenti avevano poi rintracciato Ganci a casa della sorella arrestandolo: una volta giunti in Questura l’ex guardia giurata aveva confessato tutto.

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La Procura aveva chiesto l’ergastolo

La Procura di Lodi aveva chiesto l’ergastolo per Ganci, contestangoli anche l’aggravante della premeditazione. I giudici della Corte d’Assise di Milano, invece, hanno ritenuto esserci solo l’aggravante dei futili motivi concedendo al 41enne le attenuanti generiche poiché era incensurato e aveva reso piena confessione poche ore dopo l’omicidio.

La sorella e i genitori della vittima, costituitisi parte civile, hanno ottenuto un risarcimento di 250mila euro.

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