Cosa è andato storto?

La terribile storia di Cataldo, morto solo a L’Aquila di Covid: l’hanno trasferito lì ancora intubato dopo essere risultato negativo alla malattia

Com'è possibile che sia successo tutto questo?

La terribile storia di Cataldo, morto solo a L’Aquila di Covid: l’hanno trasferito lì ancora intubato dopo essere risultato negativo alla malattia
Basso Lodigiano, 28 Luglio 2020 ore 11:34

A riportare questa triste vicenda è Fanpage, cui Marcello, il figlio di Cataldo Nesta, ha raccontato l’intera vicenda. Cataldo, 75 anni, è morto solo a L’Aquila di Coronavirus: abitava a Codogno ed era stato trasferito lì, ancora intubato, perché risultato negativo ai tamponi. Cataldo ha lasciato una moglie e due figli, che ora esigono la verità.

Tutto iniziò a febbraio

Tutto ha inizio inizio il 16 febbraio 2020, quando Cataldo inizia ad accusare dei sintomi della malattia che si scopre essere  Coronavirus solo una volta giunto in pronto soccorso: il 23 febbraio viene trasportato all’ospedale di Lodi ma nel giro di poche ore la situazione si aggrava al punto tale che il 25 febbraio Cataldo venne intubato nel reparto di terapia intensiva. Pochi giorni dopo dall’ospedale di Lodi Marcello riceve la notizia del trasferimento del padre al nosocomio Sant’Anna di Como. Nel giorni durante la degenza comasca, le poche notizie che arrivano a Marcello sembrano positive, il padre pare stare meglio tanto che gli comunicano che verrà stubato.

Il (secondo) trasferimento a l’Aquila

Dopo il secondo tampone risultato negativo, il programma medico riferito dall’ospedale Comasco a Marcello prevede di stubare il padre di lì a poco. Ma i piani vengono stravolti di lì a poco, quando il primario del Sant’Anna richiama Marcello avvisandolo che a causa di una direttiva regionale che prevede il trasferimento dei no covid fuori dalla regione per lasciare posti liberi a chi ancora deve essere curato, Cataldo sta per essere caricato su un elicottero militare diretto a l’Aquila. Un viaggio di più di 500 km ancora intubato, seppur apparentemente negativo al Covid.

L’arrivo all’Aquila

In quei giorni per Marcello è difficile avere notizie del padre, capire il suo stato di salute e cosa succederà: inizialmente gli viene persino comunicato che potrebbe essere subito stubato e rimandato a Como. Ma purtroppo non succederà mai, anche se questo Marcello e Cataldo ancora non lo sanno.

Dopo due settimane a L’Acquila Cataldo viene sottoposto ad una tracheotomia, e da lì – secondo quanto riferito da Marcello – inizia l’inizio della fine. Cataldo inizia ad avere febbre e fa fatica a respirare, il sospetto che tutti hanno viene poi confermato: è nuovamente positivo al Covid. Per tutto Marzo Cataldo tiene duro, lontanissimo da casa, a fatica.

Il 29 marzo alle 8 di mattina Marcello riceve una telefonata che lo rassicura sulla situazione stazionaria del padre che, seppur non idilliaca, non è critica. Passano un paio d’ore e il telefono squilla di nuovo, questa volta però nessuna buona notizia: Cataldo è morto.

Com’è possibile e cosa è successo?

La domanda sorge spontanea: com’è possibile che sia successa una simile tragedia? Com’è possibile che Cataldo, risultato negativo, si sia poi ammalato di nuovo? E soprattutto, com’è possibile che un uomo intubato sia stato trasferito prima da Lodi a Como e poi da Como all’altra parte d’Italia?

Anche se l’intento di Marcello non è quello di accusare, le domande sorgono con naturalezza e pretendono risposte.

Oltre al danno, la beffa

Ma la vicenda non finisce qui: appresa la triste notizia della morte del padre, rimane il problema che in pieno lockdown la salma di Cataldo sia dall’altra parte d’Italia. Tra la disperazione e l’incredulità Marcello si deve organizzare per capire come riportarla a casa, ma dall’altra parte trova un muro: “il recupero della salma è a discapito della famiglia, arrangiatevi”.

Gli vengono chiesti 4mila euro per riportare Cataldo a Codogno. 4mila euro per riportare a casa la salma del padre ammalatosi a Codogno e morto in Abruzzo, lontano da tutto e da tutti, di una malattia da cui era guarito quando ancora si trovava in Lombardia.

Marcello non vuole puntare il dito contro chi per mesi ha lottato in prima linea, ma non può negare che qualcosa sia andato storto e che alcune scelte siano state sbagliate.

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