Incubo meningite: sul lago d’Iseo in centinaia in coda per vaccinarsi

La smentita: "Regione Lombardia non ha avviato ricerche di portatori sani di Meningococco nel territorio interessato".

Incubo meningite: sul lago d’Iseo in centinaia in coda per vaccinarsi
Cronaca 04 Gennaio 2020 ore 10:09

Meningococco C: già centinaia di persone questa mattina, sabato 4 gennaio 2020, sono in coda nei centri per le vaccinazioni tra Villongo e Sarnico (aperti ambulatori anche a Gandosso, Credaro e Predore). In tantissimi hanno approfittato della campagna di vaccinazioni a tappeto gratuite annunciate ieri da Ats di Brescia e Bergamo dopo la morte di Marzia Colosio, la donna di 48 anni originaria di Tavernola Bergamasca e residente a Predore deceduta ieri mattina all’ospedale di Brescia a seguito di una infezione da Meningococco di tipo C. Si tratta del quarto caso, e del secondo decesso; incubo meningite insomma in una fascia territoriale ristretta affacciata sul lago d’Iseo, sul confine fra le province di Bergamo e Brescia, compresa tra il Sebino e la Valcalepio. Di ieri pomeriggio le indicazioni delle Ats per stabilisce una cintura di sicurezza ed evitare altri casi di infezione.

In coda per il vaccino

Centinaia di persona in coda da ore, fin dalla prima mattina. E il centro per le vaccinazioni ha aperto solo alle 9. E’ la situazione che questa mattina si è presentata a Iseo e Paratico dopo il caso di Marzia Colosio, la 48enne deceduta al Civile di Brescia per un’infezione da Meningococco C. Per questo nei paesi indicati da Ats è stata avviata una campagna di vaccinazioni gratuite rivolte, per ora, solo alla popolazione dagli 11 ai 60 anni residente nei Comuni di Iseo, Paratico, Capriolo e in quelli di Castelli Calepio, Credaro, Gandosso, Predore, Sarnico, Tavernola Bergamasca, Viadanica e Villongo, che dovrà presentarsi munita di documento di identità, tessera sanitaria e libretto delle vaccinazioni.

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E per i non residenti? Ecco a chi deve rivolgersi chi lavora o si è trovato nella fascia di Comuni coinvolti, ma non vi risiede

La Regione: “Nessuna caccia al portatore sano”

“Nessuna prova con ‘tampone’. L’unica azione efficace è la vaccinazione”.

Lo ha ribadito l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, in merito ad alcune notizie diffuse ieri sui casi di infezione da Meningococco che hanno interessato un’area territoriale della Lombardia, secondo le quali era stata aperta una “caccia” al portatore sano da cui sarebbero partiti i casi di infezione.

“Smentisco categoricamente che siano stati effettuati Test con ‘tamponi salivari’ negli ambulatori di Villongo e Sarnico – ha ribadito – Regione Lombardia non ha avviato ricerche di portatori sani di Meningococco nel territorio interessato dai casi. Tale indagine non ha efficacia per contenere l’infezione; unico intervento utile per prevenire i casi è la vaccinazione di cui è in corso la campagna straordinaria”.

Quali sono i sintomi della meningite

I tre sintomi tipici della della meningite sono: febbre alta improvvisa, mal di testa e rigidità nucale, ovvero l’ impossibilità per il dolore nel flettere il collo in avanti, con lieve alterazione dello stato mentale.

Tutti e tre questi segni di infiammazione meningea sono presenti insieme in oltre il 70% dei casi, già all’inizio della malattia, come è anche vero che se nessuno di essi è presente, la meningite è estremamente improbabile.

Da segnalare anche effetti collaterali come fotofobia e la fonofobia, ma anche nausea, vomito, disorientamento temporo-spaziale, e il fatto che il paziente si corica in genere in posizione fetale per ridurre il dolore dovuto allo stiramento delle radici dei nervi spinali.

La meningite può essere causata da batteri, virus e altri microrganismi. La forma più comune è quella virale (in genere meno pericolosa), la batterica è più temibile e il trattamento consiste nella somministrazione precoce di antibiotici, di antivirali e di cortisonici, per prevenire i danni neurologici derivanti dall’ infiammazione cerebrale.

La propagazione dei germi non supera di solito i tre metri di distanza, l’essere esposti non comporta necessariamente lo sviluppo della malattia.

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