Ex Curioni: domani il tavolo per evitare 60 licenziamenti

Pd Lodigiano "Inaccettabile".

Ex Curioni: domani il tavolo per evitare 60 licenziamenti
Lodi, 01 Ottobre 2019 ore 17:10

Giorni fa la comunicazione degli esuberi. Pd Lodigiano "Richiesta inaccettabile".

In esubero 60 lavoratori

La notizia è arrivata qualche giorno fa: le difficoltà delle ex Officine Curioni erano ormai sotto gli occhi di tutti da tempo, ma nessuno si aspettava una decisione simile: 60 esuberi annunciati. 60 persone rimarranno senza lavoro.  Ancora non sono state aperte le procedure di mobilità per gli sfortunati lavoratori dell'azienda lodigiana e per domani, 2 ottobre 2019, è previsto l'avvio della tratativa sindacale in Assolombarda a Lodi.

BW Papersystem, la multinazionale americana che fa capo alla Barry-Wehmiller e che tempo fa ha acquistato le ex Officine Curioni, ha dichiarato di non essere più interessata a mantenere il sito produttivo lodigiano di Galgagnano. 

Gli altri 23 dipendenti della ditta rischiano il licenziamento, ma per il momento hanno ancora una possibilità di essere trasferiti in un'altra sede o di rimanere in fabbrica per gestire l'abbandono del sito. Cosa sarà di loro in futuro non si sa. I sindacati ( la Rsu unitamente alla Fiom Cgil di Lodi) sono naturalmente sul piede di guerra: hanno annunciato 40 ore di sciopero, presidi e picchetti per manifestare la propria disapprovazione, assunta a tavolino dalla multinazionale a partire da domani.

Il Pd Lodigiano sulla Ex Curioni

Ex Curioni di Galgagnano: "inaccettabili il taglio di 60 addetti e le prospettive di chiusura dello stabilimento decisi unilaterlmanete dalla proprietà multinazionale: necessaria un'iniziativa della Provincia per l'apertura di un tavolo di confronto."

"La Federazione Provinciale del Partito Democratico sostiene le iniziative di mobilitazione programmate per il 2, l’8 ed il 22 ottobre dai lavoratori dell’ex Curioni di Galgagnano e dalle organizzazioni sindacali per richiamare l’attenzione sui pesantissimi esuberi di personale annunciati dalla proprietà (60 licenziamenti su un organico di 83 addetti) e sul rischio di chiusura di una unità produttiva storica e consolidata. La gravità della situazione richiede un immediato impegno da parte delle istituzioni locali: la Provincia di Lodi deve farsi carico di assumere un’iniziativa per la convocazione di un tavolo territoriale, aprendo un confronto con la proprietà (la multinazionale Barry-Wehmiller Papersystems) che veda il coinvolgimento dei Comuni interessati, l’intervento di Regione Lombardia e la partecipazione di Assolodi e Assolombarda."

Guerini ha avviato verifiche presso il Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro

"Nel frattempo - riferiscono i democratici lodigiani - il parlamentare lodigiano del Pd e Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha avviato verifiche presso il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per valutare la possibilità dell’apertura di un tavolo di crisi ministeriale e dell’adozione di misure di sostegno ai lavoratori che dovessero eventualmente essere coinvolti nella manovra di riduzione del personale. Le intenzioni di ridimensionamento o persino di chiusura dello stabilimento di Galgagnano destano sorpresa, oltre che preoccupazione, perché quella della ex Curioni (passata nel 2011 alla BW Papersystems) è una realtà sana che si colloca con una posizione di prestigio in un mercato settoriale che non appare in recessione. Anche se apparentemente immotivati, i segnali di progressivo disinteresse da parte della nuova proprietà per l’unità di Galgagnano erano stati lucidamente colti e più volte evidenziati da lavoratori e sindacati, che giustamente si erano interrogati sulla mancanza di investimenti in innovazione e di piani industriali capaci di delineare prospettive a medio-lungo termine, in un contesto gestionale che aveva visto l’avvicendamento di ben 7 top manager in 8 anni.
La richiesta di un esubero di 60 addetti su 83 è quindi inaccettabile, perché equivale a cancellare qualsiasi prospettiva di continuità per i lavoratori residui e per lo stesso sito produttivo: si tratta di una decisione che il nostro territorio non può e non deve sopportare, ancor più se assunta in modo unilaterale e senza un vero confronto."

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