È un clochard di Codogno l’assassino del senzatetto ucciso a gennaio

Arrestato il 28 gennaio 2019 ora attende la prima udienza di ottobre.

È un clochard di Codogno l’assassino del senzatetto ucciso a gennaio
Casalpusterlengo, 29 Luglio 2019 ore 09:37

Arrestato il 28 gennaio 2019 ora attende il processo.

L’accusa di omicidio in capo al clochard di Codogno

Avrebbe ucciso lui un altro clochard: questa l’accusa della procura di Lodi. Secondo il pubblico ministero Sara Zinone, responsabile dell’indagine per la morte del senzatetto 60enne Graziano Cappano, il killer sarebbe B.T., soprannominato Marco, un altro uomo senza fissa dimora di 46 anni.

Il corpo di Cappano era stato trovato senza vita nei bagni di un locale, nascosto sotto le lastre di cartongesso. Secondo il p.m. il 46enne avrebbe ucciso l’uomo colpendolo ripetutamente con pugni in faccia nell’ex discoteca Majorca di Codogno. B.T. era stato arrestato il 28 gennaio 2019 e la prima udienza in Corte d’Assise a Milano è stata fissata per il 16 ottobre 2019.

La ricostruzione dei (futili) motivi che hanno portato all’omicidio

Il 46enne accusato di aver ucciso un altro senzatetto sarebbe stato individuato grazie ad una segnalazione fornita da un terzo clochard: quest’ultimo avrebbe dichiarato che il 46enne si era vantato proprio con lui di aver ucciso un uomo. Secondo una prima ricostruzione dei fatti forniti dagli inquirenti, tra i due uomini la lite sarebbe scattata in seguito alla richiesta di Cappano rivolta a B.T. di poter spartire un posto per la notte. B.T., con precedenti penali e problemi di alcolismo, non avrebbe acconsentito alla richiesta dell’uomo e questo avrebbe portato ad una violenta lite culminata con la morte del 60enne.

Come dichiarato dai Carabinieri, B.T. questo inverno si era ricavato una stata nella ex discoteca di Codogno, senza alcuna intenzione di dividerla con altri: è qui che gli agenti lo hanno trovato poco prima di arrestarlo.

La morte dell’uomo

Lo avrebbe ripetutamente colpito a mani nude, violentemente e senza mai fermarsi fino a vederlo morire. Dopodiché avrebbe tentato di nascondere il corpo della sua vittima, lasciando per errore un piede in vista, che avrebbe portato al ritrovamento del cadavere.

Il legale del 46enne ne chiede la scarcerazione da mesi: la difesa si basa sul fatto che dall’autopsia è risultato che Cappato, al momento della propria morte, verteva in condizioni di salute piuttosto precarie.

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