Dipinse l'ex ministro Kyenge come una scimmia: lodigiano condannato per diffamazione

L'uomo, 60enne nato a Codogno, è stato condannato a 14 mesi di carcere.

Dipinse l'ex ministro Kyenge come una scimmia: lodigiano condannato per diffamazione
Lodi, 30 Luglio 2019 ore 10:56

Pena di 14 mesi di carcere per diffamazione senza sospensione per il 60enne lodigiano che dipinse il ministro Kyenge come una scimmia.

Volantini contro il ministro Kyenge

Denunciato il 18 agosto 2013 e condannato ora definitivamente dal Tribunale di Lodi.

Aveva realizzato e diffuso volantini discriminatori e diffamatori sul ministro Kyenge, distribuendoli vicino alla stazione ferroviaria di Lodi. La storia era diventata famosa a livello nazionale perché l'ex ministro veniva ritratta con il volto da scimmia.

L'uomo era stato controllato subito dopo essere sceso da un treno proveniente da Milano dove aveva cercato di non pagare il biglietto dichiarando di essere un Carabiniere. Portato in questura era stato qui perquisito e gli era stato trovato un coltello in tasca. E' proprio in questo frangente che un Agente lo avrebbe riconosciuto come colui che aveva abbandonato pacchi di volantini contro il ministro Kyenge e che era stato ripreso grazie alle telecamere di videosorveglianza della zona: l'identificazione è riuscita anche grazie al dettaglio di un suo zaino verde militare.

Inoltre, a seguito della perquisizione nella casa dell'uomo per identificare l'autore dei volantini, erano stati rinvenuti dei proietti "full metal jacket" (proiettili per armi da fuoco di tipo militare con punta incamiciata) non dichiarati di cui si rendeva il detentore illegale. La Digos aveva anche trovato dei souvenir di stampo fascista.

La pena non è stata sospesa

Il Tribunale di Lodi lo ha condannato a 14 mesi di reclusione in carcere senza diritto alla sospensione della pena poichè il 60enne, nato a Codogno, ha precedenti penali: due condanne per detenzione illegale di munizioni (aveva già beneficiato in queste occasioni della condizionale).

L'ex ministro Kyenge non si è costituita parte civile nel processo, mentre l'imputato non si è mai presentato in udienza. La difesa in suo favore ha sempre sostenuto che sui volantini non erano state trovate le impronte digitali del 60enne, il quale non ha mai fornito spiegazioni. Tesi che però, evidentemente, non ha convito il Tribunale.

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