In attesa dell'autopsia

Cadavere decapitato nel Po, ecco perché potrebbe comunque essere suicidio

Sul corpo sono stati trovati i documenti di Stefano Barilli e un biglietto d'addio.

Cadavere decapitato nel Po, ecco perché potrebbe comunque essere suicidio
Cronaca Lodi, 20 Aprile 2021 ore 09:47

Nella giornata di sabato 17 aprile 2021 è stato ritrovato un cadavere decapitato nelle acque del fiume Po, all'altezza del comune di Caselle Landi. Un macabro ritrovamento che pare essere collegato alla scomparsa del giovane Stefano Barilli, il 23enne piacentino di cui si sono perse le tracce da febbraio.

Ritrovata la carta d'identità di Barilli e un biglietto d'addio

Dopo il ritrovamento del cadavere è stata subito disposta l'autopsia, iniziata ieri, 19 aprile 2021.

Fin da subito è stato ipotizzato che potesse trattarsi di suicidio, tanto che Domenico Chiaro, il Procuratore della Repubblica di Lodi, ha subito annunciato che se l'autopsia dovesse confermare il suicidio, ci troveremmo davanti a una persona molto precisa.

Chiaro ha infatti confermato che è stato rinvenuta nei pantaloni addosso al cadavere ritrovato a Caselle Landi busta di plastica chiusa ermeticamente contenente i documenti di Stefano Barilli assieme ad un messaggio che preannunciava il tragico gesto risulta firmato, prove che lasciano presumere un suicidio (che però dovrà essere confermato dall'esame autoptico e dal test del Dna).

Il procuratore ha inoltre confermato che la carta di identità del giovane cui si pensa appartenga il cadavere, cioè Stefano Barilli, 23 anni, scomparso dalla sua casa di Piacenza l'8 febbraio scorso non era nel portafogli ma chiusa insieme al biglietto nella busta di plastica, come a non voler lasciare dubbi sull'identificazione.

Come può essere un suicidio se il cadavere è decapitato?

In molti si sono domandati come possa trattarsi di un suicidio se il cadavere è stato trovato senza testa. A dissipare questo dubbio ci pensa ancora una volta di Procuratore di Lodi che ha infatti chiarito che lo stato in cui è stato ritrovato in acqua il cadavere è compatibile con il degrado ipotizzabile, dati i giorni trascorsi dalla scomparsa, avvenuta l'8 febbraio 2021, del giovane Stefano Barilli.

La salma, avvistata sabato da un pescatore a circa 10 metri dalla riva, era impigliata nella vegetazione del fiume e la testa non era tagliata di netto ma anzi le lesioni riportate sembrano riconducibili ai danni della fauna selvatica: i pesci potrebbero infatti aver aggredito il collo essendo la parte più esposta del corpo.

La scomparsa di Stefano e l'ipotesi della psico-setta

La scomparsa di Stefano si era intrecciata con quella di Alessandro Venturelli, 20enne di Sassuolo, di cui si sono perse le tracce nel mese di dicembre dello scorso anno.

I due giovani, non si conoscevano, ma le loro famiglie sono convinte che entrambi siano finiti in una sorta di psico-setta. Stefano prima di sparire aveva scritto una lettera d’addio ai suoi familiari: “So che non capirete il mio gesto”. Alessandro Venturelli, invece, aveva lasciato l’appartamento in cui viveva con i genitori dopo essersi tagliato le basette.

La foto in Stazione Centrale a Milano

I loro casi erano stati trattati anche nella trasmissione “Chi l’ha Visto?” Il 18 febbraio una spettatrice scorge a Milano, in Stazione Centrale, un giovane che somiglia a Stefano in compagnia di un altro ragazzo. Riesce a immortalarli in uno scatto e lo invia alla mamma di Stefano, la quale, a sua volta, riconosce il figlio scomparso. Essendo a conoscenza anche della scomparsa di Venturelli, la donna gira la foto alla famiglia del 20enne di Sassuolo; anche in questo caso i congiunti riconoscono il ragazzo.

Ma la speranza che siano Stefano e Alessandro svanisce a inizio aprile quando un ragazzo si riconosce nello scatto “della speranza” e contatta in diretta la trasmissione, che si sta occupando dei due scomparsi, per avvisare della reale identità dei due giovani immortalati (lui e un collega).

Pare che entrambi i ragazzi avessero tagliato i ponti con gli amici, non avevano relazioni stabili, ed erano entrambi quasi ossessionati dall’idea di “svoltare” professionalmente.