Adozioni in famiglia

Accogliere è una cosa semplice: in provincia di Lodi arriva il progetto “Mano a Mano”

Dare vita a esperienze di co-housing e a realizzare adozioni in famiglia.

Accogliere è una cosa semplice: in provincia di Lodi arriva il progetto “Mano a Mano”
Cronaca Lodi, 11 Gennaio 2021 ore 17:54

Accogliere è una cosa semplice: in provincia di Lodi il progetto Mano a Mano attiva due esperienze di housing ed è alla ricerca di famiglie accoglienti.

Accogliere è una cosa semplice

“La casa è quel luogo in cui ti senti al sicuro ma è solo la famiglia che trasforma la sicurezza in autonomia e futuro.”

È quello che crede Mano a Mano, uno dei progetti della quarta edizione del bando “Welfare di comunità” di Fondazione Cariplo che in 12 Comuni della Provincia Lodigiana prova a innovare il sistema di accoglienza, creando occasioni di incontro fra italiani e migranti.

Per questo il progetto è impegnato a dare vita a esperienze di co-housing e a realizzare adozioni in famiglia che hanno l’obiettivo di accompagnare verso l’autonomia abitativa, lavorativa e sociale.

Il progetto

Le case messe a disposizione dal progetto per avviare delle esperienze di co-housing sono due e finora hanno accolto 9 persone fra i 18 e i 48 anni, con storie alle spalle molto diverse.

Al momento dell’ingresso viene fatto un accordo di ospitalità e convivenza responsabile fra la Cooperativa Famiglia Nuova, capofila del progetto Mano a Mano, il proprietario dell’appartamento e gli ospiti. È un percorso a termine della durata di 6 mesi, durante i quali gli ospiti versano una quota simbolica di 30 euro al mese che copre le spese condominiali e hanno l’onere delle utenze domestiche.

La prima ad aprire le porte è una casa a Brembio acquistata grazie a una raccolta fondi attivata autonomamente da un gruppo di cittadini animati dal desiderio di accogliere delle persone che, a seguito delle modifiche normative, avevano perso il diritto a rimanere nei centri.

Ramadan, Nouhou e Fortunat

Grazie a quest’iniziativa, dal nome #UnaCasaPerAccogliere, sono stati raccolti 30 mila euro con i quali è stata acquistata una casa di 90 mq, che è stata prima intestata alla cooperativa Famiglia Nuova e poi assegnata a 3 ragazzi migranti che frequentavano il dormitorio, segnalati dalla Caritas.

Si chiamano Ramadan, Nouhou e Fortunat. Avevano un lavoro ma non avevano una casa e ora finalmente hanno un’occasione di stabilità per costruire su basi più solide il loro futuro.

Ramadan, che lavora in un’azienda agricola, racconta di essere venuto a conoscenza di quest’esperienza di housing da Antonio, il suo datore di lavoro, che l’ha anche aiutato nel colloquio conoscitivo. Ramadan è stato il primo ad entrare nella casa, è a lui che sono state consegnate le chiavi.

Kevin, Nuan e Walid

La seconda è una casa di Lodi, nella zona di Campo Marte, proprietà della Cooperativa Famiglia Nuova che l’ha messa a disposizione del progetto. I primi ad abitare in questa casa sono Kevin, Nuan e Walid provenienti da un centro di accoglienza, e Issa che invece stava in un centro per minori non accompagnati.

Dopo alcuni mesi di convivenza, Issa e Walid si sono trasferiti per lavoro, rispettivamente in Portogallo e in Veneto e hanno lasciato posto a Yurgen e Seydou.

Nuan dice che nonostante, a causa del Covid, abbia perso il lavoro e non abbia potuto godere a pieno delle occasioni di socialità che offre il progetto Mano a Mano, si tratta di un’esperienza molto positiva.

Adozioni in famiglia

Aprire sempre più porte del lodigiano per realizzare adozioni in famiglia è anche l’obiettivo di Mano a Mano. Ma con l’emergenza sanitaria ancora in corso non è semplice. Per questo il progetto è attualmente impegnato, grazie a un accordo, a portare sul territorio le competenze di Refugees Welcome tramite momenti di formazione rivolti ai propri operatori e volontari.

Per promuovere l’accoglienza in famiglia, Mano a Mano ha anche deciso di diffondere sui propri canali le esperienze avviate da Refugees Welcome nel lodigiano, come quella di Nelson.

Durante la diretta “L’accoglienza secondo Clara, Nelson e la loro famiglia”, Clara, facilitatrice in un centro di accoglienza, ha raccontato di avere conosciuto Nelson lavorando in Caritas. In quell’occasione, fra i due era nata una bellissima amicizia e Nelson aveva cominciato a frequentare la casa in cui lei viveva con i suoi genitori. Quando Clara è andata a vivere da sola, la sua cameretta si è trasformata nella stanza di Nelson.

“Senza fare un consiglio di famiglia, senza aver preso la decisione vera e propria di accogliere, ci siamo trovati ad ospitare. Abbiamo cominciato a condividere pranzi, cene, i nostri spazi, e anche i nostri problemi, senza sapere quando e come Nelson sarebbe diventato autonomo. Quando avviene questo un po’ del tuo privato viene occupato a forza, ma ti accorgi che il cuore è pronto.” ha detto la mamma di Clara.

E ora che Nelson, dopo 4 anni di convivenza, è diventato autonomo, non dimentica di chiamare per chiedere “Stai bene mamma?”. “Nelson è un altro figlio che è andato via di casa” conclude la mamma di Clara.

Storie eccezionali e allo stesso tempo normali che fanno capire come l’accoglienza sia una cosa semplice.

welfareinazione.fondazionecariplo.it

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