Sanità

Psico-oncologia: nuovi progetti per il Dipartimento Oncologico e Cure Palliative dell’ASST di Lodi

Al via una ricerca con la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova rivolta ai figli minorenni di pazienti sottoposti a cure palliative. Da settembre parte la formazione dei medici palliativisti sulla medicina narrativa.

Psico-oncologia: nuovi progetti per il Dipartimento Oncologico e Cure Palliative dell’ASST di Lodi
Attualità Lodi, 06 Settembre 2021 ore 11:36

Il Dipartimento Oncologico e Cure Palliative della ASST di Lodi ha avviato, sotto la supervisione dello psicologo di Dipartimento, dottor Giulio Costa, una collaborazione con la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova in merito a un nuovo progetto di ricerca e intervento dedicato a figli minorenni (età 9-18 anni) di malati in carico alle cure palliative.

Nuovi progetti per il Dipartimento Oncologico e Cure Palliative

L’obiettivo è individuare precocemente i fattori di rischio psicologico nei bambini e negli adolescenti, per evitare che l’esperienza traumatica legata alla morte prematura di un genitore possa trasformarsi in lutto patologico con sintomi psicologici o relazionali.

Responsabile scientifico della ricerca è la professoressa Ines Testoni, psicologa, psicoterapeuta, docente di Psicologia delle relazioni di fine-vita, perdita, morte e direttrice del Master in ‘Death Studies & the End of Life’ dell’Università di Padova, l’unico del suo genere in Italia.

«La nostra équipe offre da sempre sostegno e supporto psicologico ai familiari dei pazienti che assistiamo nel fine vita. Lo abbiamo continuato a fare anche durante la pandemia, inizialmente a distanza e poi dal 4 maggio 2020 in presenza nelle nostre sedi nei presidii di Lodi e Casalpusterlengo o a domicilio», sottolinea Giulio Costa.

«Ora, con questa ricerca e questo intervento supportivo, abbiamo a disposizione uno strumento in più di tipo predittivo che ci aiuta a cogliere in anticipo i fattori di rischio a cui possono essere esposti i figli dei nostri pazienti, in modo da intervenire in maniera tempestiva e con un supporto adeguato per evitare che il processo naturale di elaborazione del lutto possa diventare sintomatico e patologico. Non solo: l’obiettivo, in futuro, è quello di poter costruire uno spazio di confronto e di dialogo dedicato esclusivamente al supporto psicologico di figli che hanno vissuto la perdita di un genitore in cure palliative. Uno spazio che oggi, nel nostro territorio, ancora non esiste».

La medicina narrativa

Inoltre, in collaborazione con il Master in Cure Palliative dell’Università Statale di Milano, l’Unità di Cure Palliative e Hospice ospiterà da settembre un’educatrice specializzata nel metodo della Medicina Narrativa. Le sue competenze andranno a integrare l’attività clinica destinata ai pazienti, familiari ed operatori e saranno al centro di un ciclo specifico di formazione di 5 incontri rivolto ai medici dell’UOC di Cure Palliative. Introdotta da Rita Charon, la metodologia della Medicina Narrativa rende le persone, attraverso le loro storie, protagoniste del processo di cura.

«Possiamo infatti definire “narrativa” quella medicina praticata con le competenze che ci permettono di riconoscere, recepire, interpretare le storie di malattia e reagirvi adeguatamente – continua Costa –. A partire da questo assunto Charon sostiene due idee fondamentali, e non scontate, ossia che la cura sia frutto dell’incontro fra paziente e contesto sanitario (medici, infermieri, operatori socio-sanitari, volontari, etc.) e che il racconto che il paziente elabora della malattia, non meno del racconto che gli operatori elaborano a loro volta, sia parte integrante della cura, al pari di farmaci e interventi oggettivi sul malato».

«In un’epoca in cui si sente spesso parlare di umanizzazione delle cure, l’Unità operativa di Cure Palliative e Hospice dimostra anche con queste iniziative di porre la persona al centro. L’équipe che ho la fortuna di dirigere, infatti, con il fondamentale contributo delle associazioni di volontariato il Samaritano e Pallium che finanziano le terapie complementari e i supporti assistenziali ai nostri malati in hospice e al domicilio, è focalizzata sul ‘to care’, ossia sul prendersi cura, oltre che sul ‘to cure’, sul curare, così come allo stesso modo operano le associazioni ALAO e L’Incontro nei nostri servizi oncologici», afferma Diego Taveggia, direttore del Dipartimento Oncologico e Cure Palliative della ASST di Lodi e coordinatore della Rete Locale di Cure Palliative di Milano Est, della quale l’Unità di Cure Palliative e Hospice è capofila, istituita nel 2017 e comprendente i distretti di Lodi e Melegnano-Martesana.