27 gennaio

Giorno della memoria, scoperta inedita: come Schindler e Perlasca anche tre poliziotti coraggiosi

L'emblematica storia di tre questurini veronesi, che salvarono decine di ebrei con un'arma insospettabile: un timbro.

27 Gennaio 2021 ore 11:37

Non solo Oskar Schindler, il più celebre fra i “Giusti“, o il nostro Giorgio Perlasca. In occasione della Giornata della Memoria 2021, una straordinaria scoperta fa riaffiorare in maniera inedita dal passato anche il coraggio di tre poliziotti che non hanno avuto esitazioni e che hanno permesso di salvare decine di ebrei. Non con le armi, non con la forma, ma con una strumento della burocrazia, per una volta virtuosa: un semplice timbro.

Viene da Verona, questa emblematica storia. Commissari e sottufficiali della Questura scelsero, nel periodo più buio del scolo scorso, di disobbedire agli ordini per rispettare i propri principi etici e morali, salvando di fatto la vita a 266 ebrei finiti nel giogo delle leggi razziali.

I “giusti” della Questura scaligera sono stati scovati tra le pieghe del passato dallo storico e ricercatore scaligero Olinto Domenichini.


Giorno della memoria, la scoperta inedita

Da Prima Verona

Fecero carte false, disobbedirono agli ordini, misero a rischio la propria esistenza pur di salvare la vita di centinaia di veronesi. 266, per essere precisi, gli ebrei italiani che scamparono gli orrori dei campi di concentramento grazie alle scelte “dissidenti” di alcuni Commissari e altri sottufficiali della Questura di Verona. “Ribelli”, eroi, “giusti”, che ora, grazie alla ricostruzione storica compiuta dal ricercatore Olinto Domenichini, hanno anche nome e cognome: si tratta dei Commissari Guido Masiero e Antonino Gagliani, e del vicebrigadiere Felice Sena.

Come Schindler e Perlasca

In occasione del Giorno della memoria ricordare gli orrori della Shoah è un dovere morale per tutti, per evitare che tali drammi si ripetano in futuro. E proprio per questo è importante scovare e dare visibilità a chi, in quel periodo drammatico, si rese protagonista di gesti eroici. Tutti, forse, si ricorderanno di Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco che salvò la vita a più di mille ebrei assumendoli nella propria fabbrica.

Una vicenda che fu poi divulgata al grande pubblico grazie al romanzo del 1982, da cui fu tratto il celebre film del 1993, Schindler’s List, diretto da Steven Spielberg. Ma ci fu anche l’italiano Giorgio Perlasca tra gli eroi di quel tempo. Il commerciante nel 1944, nel corso della Seconda guerra mondiale, si finse Console generale spagnolo e salvo l’esistenza di oltre 5mila ebrei ungheresi.

L’ampia e importante ricerca di Olinto Domenichini si è trasformata in un libro intitolato “Le ricerche hanno dato esito negativo“, edito dall’Istituto veronese per la storia dell’età contemporanea. Il ricercatore, attraverso le pagine del libro spiega come, quando venne costituita la Repubblica sociale italiana, alla fine del settembre 1943, la comunità ebraica veronese contava 300 membri circa.

Gli stessi, a seguito delle disposizioni che erano state emanate dal nuovo governo fascista, avrebbero dovuto essere tutti riuniti all’interno di un campo di concentramento della provincia, ad eccezione di alcune categorie come per esempio gli ultrasettantenni oppure i componenti di matrimonio misto.

Ne morirono 34, ma gli altri 266…

L’internamento nel campo sarebbe dovuta essere la prima tappa del percorso che si sarebbe poi concluso, inevitabilmente, nelle camere a gas dei terribili lager nazisti. Purtroppo fu proprio questo il destino di 34 ebrei che erano residenti nel Veronese, tra questi c’erano anche bambini, donne e uomini di tutte le età.

La grande maggioranza dei 300 membri della comunità ebraica riuscì però a sottrarsi all’arresto e riuscire a salvarsi nonostante la presenza a Verona della centrale nazista per la deportazione degli ebrei dall’Italia. Il grande numero di ebrei che si sono salvati, 266 per l’appunto, dipese da molteplici fattori, ma inedite carte d’archivio documentano che a Verona furono in particolare i precedentemente citati commissari e sottufficiali della Questura a favorire gli ebrei perseguitati.

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