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Confartigianato, Fumagalli: "Ripartiamo ma con difficoltà"

Qual è lo stato di salute delle imprese artigiane? Ne abbiamo parlato con il segretario generale nazionale.

Confartigianato, Fumagalli: "Ripartiamo ma con difficoltà"
22 Ottobre 2020 ore 17:10

Il manifatturiero, come ha certificato l’Istat, ad agosto ha evidenziato un aumento dell’attività del 7,1% rispetto a luglio. Mentre rispetto a un anno fa risulta inferiore solo dello 0,5% ma nei primi otto mesi dell’anno il calo della produzione resta ancora negativo del 16,5%. Qual è lo stato di salute delle imprese artigiane? Ne abbiamo parlato con Cesare Fumagalli, lecchese, segretario generale nazionale di Confartigianato Imprese.

Intervista al segretario nazionale di Confartigianato Cesare Fumagalli

“La manifattura sta reagendo bene, ma vi sono alcuni settori ancora in difficoltà come tessile e moda. Poi ci sono i comparti legati al turismo, dai fotografi agli operatori dell’eventistica, molti dei quali sono artigiani, che restano al palo e dovranno fare il conto con un anno drammatico. Senza dimenticare i bar e la ristorazione. L’unica soluzione è mettere soldi in tasca ai titolari di queste attività. I vari decreti governativi che si sono succeduti hanno permesso di gestire l’emergenza, non possiamo negarlo, comprese le risorse per il ricorso alla Cassa integrazione: il problema sono i tempi. Ci sono troppi ritardi, che spesso vanificano la bontà dei provvedimenti”.

Troppi passaggi burocratici, troppa lentezza, troppi ritardi.

“La Cassa integrazione per gli artigiani è stata di 1,8 miliardi. Un intervento corposo che però ha generato malcontento perché per trasferire i soldi stanziati al Fondo bilaterale dell’artigianato ci sono voluti 40/45 giorni. L’intervallo tra il dire e il fare ha modificato l’intervento”.

Come è stato accolto invece il Superbonus 110%?
Questa misura, insieme agli altri incentivi fiscali, sta sostenendo la filiera della casa?

“Tra i settori in sospeso vi è pure l’edilizia in attesa dei chiarimenti interpretativi del Superbonus 110% i cui decreti attuativi sono arrivati solo in questi ultimi giorni. Dopo aver perso quattro mesi per il lockdown, le imprese che operano nel settore della casa hanno perso altri sei mesi proprio per questi ritardi non giustificati. Perdere dieci dei dodici mesi non è un bell’esempio. Le nostre aziende ci riferiscono di essere piene di preventivi, ma adesso devono poter lavorare. E per poter lavorare gli incentivi ordinari legati alle ristrutturazioni, il bonus facciate e il Superbonus 110% devono essere prorogati anche nel 2021. Nel frattempo l’associazione ha messo a disposizione degli artigiani soluzioni innovative per gli interventi previsti dai meccanismi del Superbonus 110% e degli altri incentivi fiscali. Tutto ciò lo abbiamo fatto per sostenere le imprese associate nella fase di esecuzione dei lavori e rendere liquidi i crediti di imposta acquisiti tramite lo sconto in fattura”.

L’esplosione dei contagi di queste ultime settimane preoccupa: la seconda ondata rischia di dare un altro duro colpo all’economia…

“La situazione sanitaria deve essere tenuta sotto controllo. Il problema è anche l’incertezza. L’economia non è una scienza esatta e alla base ci deve essere fiducia. Senza un clima di fiducia gli incentivi, la riduzione del cuneo fiscale e tutti i provvedimenti utili per la ripartenza rischiano di essere vanificati. E adesso dobbiamo  pensare di spendere bene i soldi del Recovery Fund”.

Idee chiare su come dovrebbero essere impiegati questi 209 miliardi di cui 80 a fondo perduto.

“Condivido le linee strategiche: trasformazione digitale,  infrastrutture materiali e immateriali. Ma adesso dobbiamo scendere nel dettaglio: banda larga su tutto il territorio, sanità con una maggiore presenza di telemedicina, alta velocità anche lungo la dorsale adriatica, rilancio di piccole opere immediatamente cantierabili, riqualificazione green del patrimonio immobiliare, Impresa 4.0… Confartigianato ha recentemente presentato una serie di proposte per fare leva sui punti di forza del Paese, che, piaccia o non piaccia, è caratterizzato da un sistema produttivo fatto di piccole imprese diffuse sul territorio dotato di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Un sistema ad alta resilienza”.

Confartigianato ha pure chiesto una nuova legge quadro del settore.

“Abbiamo bisogno di un modello più europeo per il numero addetti – fino ad un massimo di 50 – in grado di rafforzarne anche il patrimonio delle aziende per favorirne la crescita togliendo così alcune fragilità evidenziate durante il lockdown. E tornare a lavorare sul “made in Italy””.

Le piccole e micro imprese artigiane, infine, sono sempre alle prese con il problema del credito.

“Tutti abbiamo guardato con attenzione al Decreto Liquidità per importi prima fino a 25 mila euro e poi alzati a 30 mila euro garantiti dallo Stato al 100%, ma la iper regolazione dell’industria bancaria ha reso difficoltoso il percorso. I crediti di piccolo importo sono un problema irrisolto ed è diventato strutturale. Concedere un prestito da 25 o 50 mila euro costa come concederne uno da mezzo milione, non ha un costo industriale conveniente e a pagarne il prezzo sono le nostre imprese, gli artigiani”.

Le alternative al credito bancario sono ancora modeste.

“Siamo ancora bancocentrici, non lo scopriamo oggi. La Borsa è riservata alle grandi società, il fintech è ancora poco diffuso”.

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